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Miracolo Capo Verde: il Mondiale a un passo

Basta una vittoria per staccare il pass per l’edizione del 2026. Livramento (ex Verona) è la star: suo il gol decisivo al Camerun

Francesco CaremaniFrancesco Caremani

Pubblicato il 11.09.2025, 13:15

4 min

Il calcio, a Capo Verde, non è solo un gioco: è un ponte culturale. Le isole sono piccole, i campi spesso polverosi, ma la diaspora ha portato il pallone ovunque: a Lisbona, a Rotterdam, a Parigi. Per i capoverdiani sparsi per il mondo la nazionale è un collante identitario, un’occasione per cantare in creolo sugli spalti o davanti a uno schermo, per sentirsi comunità. In un Paese segnato dalla musica di Cesária Évora e dalla forza dell’Atlantico, il calcio è diventato l’altra lingua con cui raccontarsi. Sul piano sportivo, la svolta porta la firma di Pedro Leitão Brito, detto “Bubista”. Ex difensore, dal 2020 siede sulla panchina delle “Tubarões Azuis”. La sua impronta è chiara: compattezza, organizzazione, pragmatismo. Ha trasformato la nazionale in un gruppo che sa soffrire e colpire, capace di togliersi soddisfazioni anche contro le grandi del continente; lo dimostrano gli ottavi e i quarti raggiunti nelle ultime edizioni della Coppa d’Africa.

Ryan Mendes e Livramento

Il volto più riconoscibile resta Ryan Mendes. Classe 1990, nato a Fogo e cresciuto a Mindelo, tra il Ribeira Bote e l’Académica, è il leader silenzioso: quasi 90 presenze, più di 20 reti, bomber e trascinatore. Ala rapida, adattata con gli anni a ruoli più centrali, è il recordman assoluto della nazionale. Il suo nome è già inciso nella memoria collettiva come quello di chi ha reso possibile l’impensabile. Accanto a lui avanza la nuova generazione, e il simbolo è Dailon Rocha Livramento. Nato nei Paesi Bassi, cresciuto nell’Excelsior di Rotterdam e raffinatosi nel NAC Breda, oggi di proprietà del Verona e in prestito al Casa Pia in Portogallo. Ha scelto la maglia delle origini e in poco tempo è diventato uno dei giovani più interessanti del panorama africano: 16 presenze e 5 gol in nazionale, un presente da idolo, dopo il gol decisivo contro il Camerun e un futuro da assoluto protagonista. Il destino, però, non dipende solo dai singoli. Il Mondiale a 48 squadre ha cambiato le regole del gioco: l’Africa è passata da cinque a nove posti, con un decimo che potrebbe arrivare dallo spareggio intercontinentale.

Molto più di un risultato sportivo

Una rivoluzione che premia non solo le grandi potenze, ma anche chi, come Capo Verde, ha costruito pazientemente un progetto. Questa squadra non ha scenografie milionarie, ma ha saputo disegnare un racconto fatto di orgoglio collettivo e lavoro tattico. E sotto la guida di Bubista, Capo Verde ha superato le sue stesse paure. Il sogno Mondiale, così, non è solo statistica: è una ragione per credere che il calcio possa riscrivere la percezione di una nazione che, fino a ieri, era riconosciuta più per l’oceano che l’ha formata che per il pallone che ora la fa volare. La qualificazione, se arriverà, sarà molto più di un risultato sportivo. Sarà la consacrazione di un Paese che vive di musica e di mare, e che ha trasformato il calcio in un filo invisibile tra le isole e i milioni di emigrati sparsi nel mondo. E per Capo Verde sarebbe la prova che anche le isole più piccole possono navigare nell’oceano del calcio globale.

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