Ancelotti diventa Carlinho: "Affetto e responsabilità"

Venerdì il nuovo commissario tecnico verdeoro debutta contro l’Ecuador

Raffaele R. RiversoRaffaele R. Riverso

Pubblicato il 04.06.2025, 06:30

4 min

Da Reggiolo a Rio. Carlinho è pronto: «Sono stato accolto con molto affetto, spero di preparare bene la squadra e fare in modo che sia competitiva al prossimo Mondiale». Carlo Ancelotti ripartirà, nella notte tra giovedì e venerdì, dal Brasile. Questa volta, però, non si tratta solo di una nuova panchina o di un nuovo capitolo sportivo: quella con la Seleçao, infatti, sarà un’avventura diversa da tutte le altre. A 66 anni, dopo aver vinto ovunque, il tecnico emiliano si prepara a debuttare alla guida della Verdeamarela con l'entusiasmo di chi ha ancora voglia di mettersi in gioco: «Adesso inizia un’altra avventura - ha raccontato a 'Vivo Azzurro TV' - è una responsabilità grande, ma anche una grande felicità avere l’opportunità di allenare la nazionale brasiliana». E in Brasile lo hanno già ribattezzato 'Carlinho': «Sì, mi hanno soprannominato così e mi piace», confessa con un sorriso.

Affetto ed aspettative

Accolto con affetto, ma anche molte aspettative, Carletto guarda avanti con il solito equilibrio, quello che lo ha sempre accompagnato nei momenti più importanti della sua carriera, sia in campo che fuori: «La vittoria è un attimo fuggente: festeggi e guardi avanti. La sconfitta è uguale: è dispiacere, tristezza, ma il calcio ti dà sempre l’opportunità di andare avanti. Mi tengo tutto, le vittorie e le sconfitte. Le sconfitte ti danno modo di migliorare. L'usura del tempo? La reggo grazie alla passione che ho sempre avuto per il calcio. Questa passione ti fa sopportare la pressione e lo stress». 
Come non poteva essere altrimenti, anche dall'altra parte del mondo, il tecnico emiliano si è portato dietro le proprie radici, quella sua dimensione privata che è sempre stata centrale nel suo percorso: «Tornare a Reggiolo mi dà energia. Tengo vivi i ricordi di una bella gioventù. In casa non c’è mai stata una discussione, c’era armonia. L'unica cosa che mancava erano i soldi, ma non si parlava mai di soldi». Da Reggiolo a Fusignano, dall'Emilia alla Romagna, dov'è nato il suo maestro: «Sacchi? È stato un innovatore, ha portato qualcosa di nuovo nel calcio a livello tattico e di metodologia. Ho lavorato tanti anni con lui, da giocatore e allenatore: è stato per me un maestro molto importante». 

Nuove sfide

Il presente verdeoro di Carletto è fatto di nuove sfide, rese ancora più appassionanti dal fatto di dover avere a che fare con calciatori sempre più giovani: «È più complicato rispetto al passato. Per i calciatori è cambiato lo status: oggi un giovane ha molte più responsabilità addosso rispetto a quella che avevo io quando ero calciatore. Ora dietro ha tanta gente: c’è il procuratore, ci sono i genitori, i fratelli e le sorelle. La responsabilità è veramente molto alta. I giocatori si isolano molto con le cuffie, con la propria musica. Addirittura ai miei tempi non si poteva ascoltare la musica negli spogliatoi perché deconcentrava. Oggi non c’è molta comunicazione tra i calciatori perché tutti i giovani sono concentrati sul proprio telefono».
 

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