Luka Modric, lo Zidane croato
Quante similitudini tra il presente di Luka e il 2006 di Zizou: il 10, il Real, il quarto di finale col Brasile, l’addio vicino
Con le guance e le orbite scavate come una cartina geografica, Luka Modric è giunto agli ultimi colpi di bacchetta con la maglia a scacchi biancorossi. Ha esordito ai Mondiali in un Giappone-Croazia 2006, quando il portiere giapponese Kawaguchi parò un rigore a Darijo Srna, e poteva salutare i Mondiali in un Giappone-Croazia 2022, se il portiere croato Livakovic non avesse parato tre rigori ai giapponesi. Secondo Einstein il tempo non scorre in una sola direzione e il professor Modric, titolare della cattedra in Fisica all’Università di Zara, non potrebbe esserne più d’accordo, visto che il tempo è la sua principale occupazione da tutta una vita. Il tempo è circolare e lo dimostra un’altra concatenazione di coincidenze stupefacenti che lo lega a Zinedine Zidane. Numero 10 come lui, al centro del sistema solare del Real Madrid come lui, che il 1° luglio 2006 a Francoforte disputò la più grande partita della carriera – nonché una delle più stupefacenti prestazioni individuali della storia del gioco – in corrispondenza con la sua eventuale Last Dance: in un quarto di finale Mondiale contro il Brasile, come lui oggi pomeriggio.
«Non riusciamo a giocare una partita senza scadere nel dramma», ha detto Modric lunedì sera dopo aver caldamente abbracciato Dominik Livakovic, l’uomo che gli ha allungato la carriera in Nazionale di almeno altri quattro giorni. Dalic lo ha sostituito durante i supplementari senza causare scenate alla Cristiano Ronaldo, perché magari poi Modric già sapeva. Ha trasferito la fascia di capitano sul braccio di Perisic, si è preso l’applauso riconoscente dei tifosi croati e poi ha aspettato. Ha questo senso innato per gli eventi e i momenti: nell’ultima stagione è esponenzialmente cresciuto di livello in corrispondenza delle grandi notti di Champions al Bernabeu, sfoderando assist paradisiaci per Benzema (contro il Psg) e Rodrygo (contro il Chelsea). Anche in Qatar ha giocato la sua miglior partita nel dentro-fuori con il Belgio, avvertendo l’urgenza del tempo. Oggi non sbaglierà. Guarderà con un ghigno l’amico Casemiro che qualche giorno fa in conferenza stampa, alla domanda di un brasiliano su chi fosse il suo compagno di reparto ideale, ha risposto candidamente: «Modric e Kroos». E altri amici troverà, per esempio Militao e Vinicius, come Zidane 2006 aveva incrociato Ronaldo e Roberto Carlos. E per questo non steccherà la partita, mai nella vita. Il calcio va rispettato: puoi non dare il meglio di te contro un banale Giappone, ma il Brasile impone serietà e concentrazione. Davvero state sottovalutando che razza di partita può giocare oggi pomeriggio Luka Modric, e di riflesso i suoi partner in crime preferiti Brozovic e Kovacic. L’unica cosa che potrebbe un attimo corrucciarlo sarebbe stracciare il copione perfetto su cui c’è già stampato a caratteri cubitali il titolo della semifinale dei sogni, Brasile-Argentina: ma in fondo sono problemi che non lo riguardano. Anche a Michael Jordan ogni tanto toccava dare dei dispiaceri a qualcuno, foss’anche l’intera Nba. Con buona pace dei tanti brasiliani danzerecci, esteti del tempo ben speso, il tempo che farà oggi ad Al-Rayyan lo deciderà lui. Anche il nome dell’impianto (Education City Stadium) si presta a una lectio magistralis. Fidatevi: oggi pomeriggio alle 16 ora italiana, durante il quarto di finale Mondiale Brasile-Croazia, nella persona di Luka Modric le due accezioni inglesi del termine “play” – giocare e suonare – non saranno mai state così sovrapposte.
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