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Renato e Fluminense, una sfida al mondo

Dopo l’Inter, l’Al Hilal. E il tecnico attacca i critici. Meteora alla Roma da giocatore, poi tanti successi in panchina  

Massimo FranchiMassimo Franchi

Pubblicato il 03.07.2025, 13:00

4 min

Prima di eliminare l’Inter s’aspettava di affrontare eventualmente la corazzata Manchester City nei quarti del Mondiale Club. Invece domani a Orlando se la vedrà con i sauditi dell’Al Hilal che hanno fatto piangere Guardiola e compagnia cantante. Per Renato Portaluppi detto “Gaúcho”, 62enne stratega del Fluminense, origini venete, gli echi del successo sui nerazzurri non si sono spenti. Anzi. Tutti ne parlano ancora e lui non si sottrae alle domande in proposito. Togliendosi altri sassolini dalle scarpe.  

Le parole di Renato

Sentitelo: «Nel corso della mia carriera di tecnico, cominciata 29 anni fa, ho vinto “qualcosina” come una Coppa Libertadores, una Recopa Sudamericana, due Coppe del Brasile, 4 campionati statali, 1 Recopa Gaúcha eppure ciclicamente i giornalisti dicono che tatticamente non sono all’altezza. Invece si sbagliano perché se c’è qualcosa in cui mi sento decisamente bravo, competente e preparato è proprio l’aspetto tattico. Mi piace curare i dettagli nei minimi particolari, mi piace sorprendere i rivali e gli addetti ai lavori con i miei cambi di schemi, mi piace essere come un camaleonte che cambia colore per mimetizzarsi, difendersi dagli aggressori e catturare la prede. Non sono né sarò mai un integralista, al contrario mi piace adattarmi alle caratteristiche degli avversari per poi colpirli nei loro punti vulnerabili. Con l’Inter ho schierato tre “zagueiros” (difensori, ndr) in modo da “soffocare” meglio Martínez e Thuram. Ho studiato a fondo la squadra vice-campione d’Europa, ho persino... litigato con mia figlia Carol rinunciando a un suo invito a cena per preparare il piano tattico anti-Inter. E devo fare i complimenti ai ragazzi che in pochi allenamenti hanno stravolto il loro schema abituale per adeguarsi a quello nuovo. In partita sono stati concentratissimi, non commettendo praticamente nessun errore. È stata una delle vittorie più importanti della mia carriera. Nel primo Mondiale Club della storia. L’unica differenza fra noi e il calcio europeo sono i soldi. Ma poi in campo si gioca 11 contro 11 e lì i soldi non c’entrano più. Vince il migliore. Che non sempre è il più ricco. Il “futebol” brasiliano non è secondo a nessuno, come dimostrato dalle 5 Coppe del Mondo conquistate. Contro l’Al Hilal giocheremo come sempre con grande umiltà e rispetto dell’avversario. Lì ci sono brasiliani molto forti quali Marcos Leonardo, Malcom, Renan Lodi e Kaio César, oltre a Koulibaly, Milinković-Savić, Cancelo, Rúben Neves, Bounou... Squadra assolutamente da non sottovalutare che sto studiando a fondo». 

“Er pube de oro”, flop alla Roma

Sono lontani i tempi in cui vinse (anche) da giocatore la Coppa Libertadores con il Grêmio (1983) approdando 5 anni dopo nella Roma di Viola e Liedholm. Ma fu un flop. La stampa capitolina lo definì ironicamente “er pube de oro” per le sue prodezze sessuali. E la tifoseria giallorossa lo “fulminò” con uno striscione apparso in Curva Sud all’Olimpico: “A Renà, ridacce Cochi!”, con riferimento al duo comico milanese allora in voga composto da Renato Pozzetto e Aurelio “Cochi” Ponzoni... Rientrò subito a Rio lanciando strali contro due compagni: «Se non ho reso è perché Massaro e soprattutto Giannini non mi passavano mai la palla. Peppe il Principe? In Brasile non giocherebbe neanche in B». 

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