
Missione Mondiale: è l’Italia di Gattuso
È ora. La missione affidata a Gennaro Gattuso il 15 giugno dal presidente della Figc Gabriele Gravina comincia: evitare la terza mancata qualificazione al Mondiale consecutiva dell’Italia, un dramma per un movimento già colpito dalle assenze a Russia 2018 e Qatar 2022 e afflitto da tanti altri problemi. Comincia la fase operativa, di quella missione, perché in quella preparatoria Gattuso si era già gettato con tutta la sua determinazione fin dalla nomina a ct al posto di Luciano Spalletti, esonerato dopo la pesante sconfitta per 3-0 con la Norvegia del 7 giugno, seppur rimasto in panchina per la partita con la Moldavia di due giorni dopo. Una fase preparatoria fatta prima di telefonate ai giocatori, poi di studio al video e sul campo, con le visite che lo hanno già portato nei ritiri o nei centri sportivi di mezza Serie A. E l’altra mezza seguirà a breve. Fase preparatoria servita a Gattuso per compiere la prima azione concreta da ct avviando, appunto, la fase operativa: scegliere i 28 giocatori con cui cercare la vittoria contro l’Estonia venerdì 5 settembre a Bergamo e contro Israele lunedì 8 a Debrecen.
Vittorie e goleade
La vittoria e possibilmente anche la goleada. Tanto complicato da attuare quanto semplice da spiegare il piano dell’Italia per compiere la missione Mondiale 2026 senza passare dagli spareggi: vincere sempre e con tanti gol di scarto. Due volte contro Estonia e Israele, una contro la Moldavia. Se gli azzurri ci riusciranno, nella peggiore delle ipotesi manterranno a 3 punti il distacco in classifica dalla Norvegia (pare impossibile che Haaland e compagni perdano colpi, ma chissà...) e potranno sperare di ridurre quello nella differenza reti (+11 contro -1) a dimensioni ribaltabili nello scontro diretto del 16 novembre a San Siro, per poter puntare a strappare agli scandinavi il primo posto e la qualificazione. Non dovesse andare così, Gattuso e l’Italia potranno comunque compiere la missione attraverso gli spareggi. Ma finche è in tempo, il ct pensa a come evitarli.
Le scelte di Gattuso
Pensa, Gattuso, ma non può inventarsi dal niente dei cloni dei suoi compagni campioni del mondo nel 2006: di Del Piero, di Totti e di Pirlo, non ce ne sono. Neppure all’orizzonte. Orizzonte da cui sono spuntati nei mesi scorsi un difensore capace di guadagnarsi la maglia del Liverpool a 18 anni, un centrocampista capace di segnare (più due stagioni fa che in quella passata) e un centravanti in grado di alimentare speranze: Giovanni Leoni, fresco acquisto dei Reds dal Parma, Giovanni Fabbian del Bologna e Francesco Pio Esposito dell’Inter, esploso nell scors campionato di B con lo Spezia. Gattuso ha dato fiducia a tutti e tre con la prima convocazione in Nazionale, confermando per il resto l’ossatura della squadra di Spalletti: recuperando in più Mancini in difesa, confermando Orsolini a cui il precedente ct solo nell’ultima convocazione aveva dato fiducia e sfruttando il ritorno all’efficienza fisica di Scamacca. Confermati i due bomber dello scorso campionato, Retegui e Kean. Rivoluzioni d’altra parte non erano attese, almeno negli uomini. Tutti ne aspettano una, indispensabile, nell’atteggiamento della squadra: passa da lì il compimento della missione appena iniziata.
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