
Fenomeno Qarabag, fermato il Chelsea in Champions: ora c'è il Napoli nel mirino
C’è mancato poco che il Chelsea, campione del mondo Club, uscisse battuto dallo Stadio della Repubblica “Tofiq Bakhramov” di Baku. Sotto 2-1 all’intervallo contro i sorprendenti azeri del Qarabag, i londinesi hanno acciuffato il pari nella ripresa grazie a una stoccata dell’argentino-madrileno Garnacho che ha evitato loro una figuraccia cosmica se si pensa che il valore globale della rosa azera è di 24,83 milioni di euro contro l’1,14 miliardi degli inglesi. Quarantasei volte di meno. Insomma, Davide contro Golia. Nel calcio però i miliardi non scendono in campo e così i “Cavalieri Neri” hanno impaurito i “Leoni Blu” dopo aver umiliato il Benfica di Mourinho a Lisbona (3-2) e il Copenhagn (2-0) in casa. I gol del Qarabag portano la firma del centrocampista capoverdiano Leandro Andrade (prelevato tre anni fa dai bulgari del Černo More Varna) e dell’attaccante montenegrino Marko Jankovic (nel 2020 retrocesse in B con la Spal). Ma il vero personaggio è il magnetico allenatore Qurban Qurbanov, 53 anni, leggenda in Azerbaigian. A vent’anni dal ritiro agonistico, è il cannoniere principe della nazionale azera, sia pur raggiunto dal 33enne Mahmudov del Neftci, rivale cittadino del Qarabag.
Qurbanov, lo stratega del Qarabag
Qurbanov è molto più di un semplice tecnico. È un guru, un santone, un motivatore. Venerato dai tifosi, adorato dai giocatori, stimatissimo dal “board” presidenziale e dai vertici di Azersun Holding, il conglomerato azero attivo nel settore della produzione alimentare, agricoltura e imballaggi, proprietario e sponsor del club. Uno stratega che ha conquistato il titolo nazionale dell’Azerbaigian 11 volte nelle ultime 12 stagioni scavalcando nell’albo d’oro i “petrolieri” del Neftci. Idem in Coppa Nazionale e nella Supercoppa d’Azerbaigian. Qurbanov (che talora viene riportato con la G oppure la K iniziale al posto della più corretta Q) rappresenta una sorta d’istituzione per il Qarabag. È stato anche ct della Nazionale azera dal novembre 2017 al dicembre 2018 senza mai lasciare l’incarico di allenatore dei “Cavalieri Neri”. Per questo motivo, evitando di dare adito a “cattivi pensieri” nel momento delle convocazioni, decise di presentare le dimissioni dopo 11 mesi.
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