
Usa, dove il pallone è (quasi) uguale per tutti
“Lezioni americane” di Italo Calvino è un’indagine sulle qualità che rendono una storia potente e duratura, per definire un’idea di letteratura che possa affrontare le sfide del futuro. Noi, molto più prosaicamente, vogliamo capire quali sfide deve affrontare il calcio, soprattutto italiano, e come può sostenerle. Il calcio maschile negli Stati Uniti, tra Gold Cup, Copa America, Mondiale per Club e il prossimo United 2026, ha fatto irruzione, più o meno ‘violenta’, nell’immaginario collettivo a stelle e strisce, lì dove il soccer – lo abbiamo ampiamente raccontato in queste pagine – ha fatto fatica ad affermarsi all’interno di una lunga marcia partita da Usa ’94 e che con la rassegna iridata del prossimo anno potrà tirare una riga e vedere a che punto è arrivato. Ma mentre il calcio maschile, appunto, arrancava, non solo da un punto di vista di attenzione di pubblico e mediatica, quello femminile spopolava a livello sportivo e culturale. Se dovessimo fare un confronto dei risultati ottenuti sarebbe impietoso, però necessario per comprendere fino in fondo certi passaggi.
Parità salariale: lo storico accordo
La nazionale maschile ha raggiunto la semifinale iridata nel lontano 1930 e i quarti di finale nel 2002. Ha vinto 7 Gold Cup, ma ha perso l’ultima in casa contro il Messico (che ne ha vinte 13) e negli anni Duemila contro i messicani ha vinto solo due finali su sei giocate. Quella femminile ha conquistato nove edizioni su undici della Gold Cup, cinque ori olimpici, dieci Algarve Cup e quattro titoli iridati, arrivando sempre tra le prime tre in otto edizioni, un dominio globale che ha i volti, tra le altre, di Mia Hamm, Abby Wambach, Megan Rapinoe e Alex Morgan. Volti non solo sportivi, ma dell’emancipazione femminile dentro e fuori il soccer e della rivendicazione di diritti civili e di genere, tra cui la parità salariale. Solo nel 2022, infatti, nonostante il gap imbarazzante tra calcio femminile e calcio maschile, dove questo arrancava – e a livello internazionale arranca ancora – sia dal punto di vista dei risultati che del pubblico, e dopo una lunga battaglia legale e mediatica, la United States Soccer Federation ha siglato un accordo storico che prevede la parità salariale tra calciatrici e calciatori delle rispettive nazionali: stesse retribuzioni per le partite, sia amichevoli che ufficiali; divisione equa dei premi Fifa, anche se questi per il calcio maschile restano generalmente più alti; condivisione dei diritti commerciali e di sponsorizzazione. Accordo che ha fatto degli Stati Uniti il primo Paese al mondo a garantire la totale parità salariale tra generi.
Mls terza via
A parte questo, però, il calcio femminile e quello maschile a stelle e strisce restano due mondi paralleli, dal radicamento sul territorio, alla rappresentazione socioculturale, dallo sviluppo dei rispettivi movimenti alle prospettive. Il primo è fortemente radicato nelle scuole, nei college e nelle comunità locali, rappresentando una forma di empowerment femminile, supportato da un pubblico fidelizzato, intergenerazionale e politicamente attivo. Il secondo, come già raccontato, è cresciuto solo recentemente tra i giovani, dove il tifoso medio è under 30, urbano, multietnico e tech-savy (letteralmente, esperto di tecnologia), dove la Mls si pone come ‘terza via’ tra i modelli Nfl-Nba e il calcio europeo. L’equilibrio, però, si ribalta se confrontiamo i due massimi campionati. La Mls, fondata nel 1996, oggi ha 30 squadre (franchigie) e un valore stimato di 15 miliardi di dollari, con Apple TV che ne ha acquistato i diritti globali per dieci anni a 2,5 miliardi.
Nwsl: crescono gli investimenti
La Nwsl è nata nel 2012, ha 14 squadre – in aumento –, un valore stimato intorno al miliardo di dollari, con investimenti in crescita di grandi marchi sportivi e mediatici; le calciatrici solo nel 2023 hanno ottenuto il primo contratto collettivo della storia della lega. United 2026 da una parte e il Mondiale femminile del 2031, assegnato a Messico e Usa, dall’altra, porteranno nuovi investimenti in strutture, accademie e diritti televisivi, ulteriore crescita dei due campionati, anche all’estero, e una maggiore contaminazione tra pubblico maschile e quello femminile. Lì dove le donne hanno costruito il mito sportivo e gli uomini cercano di costruire l’impresa.
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