
Inghilterra vuol dire esonero
Il calcio inglese sta vivendo una rivoluzione silenziosa. Con l'esonero di Liam Rosenior da allenatore del Chelsea, la Premier ha appena eguagliato il record per numero di allenatori (e traghettatori) esonerati del 2022/23: ben 14. E la stagione non è ancora terminata. Dall'estate 2024, 52 dei 94 club delle prime 4 divisioni inglesi hanno cambiato guida tecnica. Un'emorragia senza precedenti. Una prima spiegazione porterebbe a puntare il dito contro la “deinglesizzazione” delle proprietà dato che soltanto il 22% resta britannico e quindi, tendenzialmente legato alla figura del manager tuttofare (alla Ferguson o Wenger per interderci). Eppure, lo stereotipo dei “petrodollari” non regge alla prova dei fatti: il Manchester City ha Guardiola dal 2016, il Newcastle conferma Howe dal 2021. Il vero motore dell'instabilità è la mentalità da private equity importata dalle proprietà americane: il Chelsea di Boehly-Clearlake ha bruciato Tuchel, Potter, Pochettino e Maresca in tre stagioni; il Manchester United ha fatto un lavoro simile con ten Hag, van Nistelrooy, Amorim. Ma dietro questa rivoluzione culturale ci sono meccanismi economici spietati.
I costi, i dati e la logica dello scaricabarile
Primo: il costo della retrocessione. Club come il Leicester hanno visto i ricavi crollare di oltre il 40% dopo la caduta in Championship. Mancare la Champions League vale centinaia di milioni di sterline. Di fronte a queste cifre, l'esonero diventa la scorciatoia più rapida per tentare di salvare stagione e fatturato, con sponsor e diritti tv appesi ad un filo. Secondo: il mito del “new manager bounce”. I dati mostrano che oltre il 70% dei club che cambiano allenatore a stagione in corso registra un miglioramento nelle 5 partite successive, con una media punti che sale da 0,7 a 1,2 a gara. Un effetto però effimero, che tende a svanire nel giro di pochi mesi riportando la squadra ai livelli precedenti. Terzo: la logica dello scaricabarile. Come ripetono molti dirigenti, “non puoi licenziare 25 giocatori”. L'allenatore è il capro espiatorio più economico e visibile: sostituirlo segnala ai tifosi e alla stampa che il club “sta facendo qualcosa”, evitando l'imbarazzo di ammettere problemi strutturali più profondi.
La competizione serrata
Quarto: la competizione serrata. La Premier è discutibilmente il campionato più bello, difficile e competitivo del mondo. I punti che separano la salvezza dalla zona retrocessione sono sempre meno. Le squadre materasso quasi inesistenti e i board reagiscono dopo tre o quattro sconfitte, temendo che attendere renda irrecuperabili gli obiettivi stagionali. La Premier League è così diventata un business ad altissimo rischio dove la “soluzione rapida” della panchina vale più della stabilità, anche quando i numeri dimostrano che i benefici di lungo termine sono dubbi. Insomma, la Spada di Damocle sugli allenatori inglesi è un cocktail di logica finanziaria, paura del fallimento, illusione statistica e impazienza.
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