Manchester City, mossa anti-Premier: "Siamo discriminati"
Il club, che è in attesa di giudizio per 115 violazioni, passa al contrattacco: avviata un’azione legale contro le norme che vietano sponsor da società correlate alla proprietà
LONDRA - In Inghilterra l’hanno immediatamente definita una mossa capace di scatenare la "guerra civile" in Premier League. Il Manchester City, infatti, in attesa di quel giudizio davanti a una commissione indipendente nel quale sarà imputato a partire dal prossimo novembre, e in cui dovrà difendersi dall’accusa di aver commesso 115 violazioni delle regole Fair Play Finanziario interno, è passato al contrattacco, avviando un’azione legale senza precedenti contro la stessa Lega di cui fa parte. Il club campione d’Inghilterra ha infatti presentato un reclamo formale lo scorso 16 febbraio, sostenendo principalmente che le norme che vietano gli accordi di sponsorizzazione con società correlate siano discriminatorie. Il dibattimento, che dovrebbe svolgersi in un paio di settimane, inizierà già il prossimo 10 giugno.
Cosa rischia il City
Il rischio concreto è che la mossa possa condurre a una battaglia legale fra il club di proprietà dalla City Football Group dello sceicco Mansour (sostenuto, guarda caso, proprio dal Newcastle, che invece fa capo a Pif, fondo sovrano dell’Arabia saudita) e gli altri club della Premier, i quali hanno invece votato a favore di queste norme create allo scopo di tutelare la concorrenza interna. La questione ruota intorno al rischio concreto che società come City e Newcastle, controllate da fondi governativi dotati di risorse economiche pressoché illimitate, possano beneficiare di ricavi derivanti da sponsorizzazioni gonfiate e frutto dell’intervento diretto della stessa proprietà.
E infatti, le regole dell’Associated Party Transaction introdotte nel 2021, e che il City ritiene discriminatorie, sono progettate proprio per impedire ai club di gonfiare accordi commerciali con società legate ai loro proprietari. Che poi, in buona sostanza, è proprio l’accusa mossa al City dalla stessa Premier e da cui il club dovrà difendersi a partire dal prossimo autunno. Nel documento di 165 pagine presentato dai suoi legali, ha rivelato il Times, il City sostiene di essere vittima di "discriminazione", accusando i club rivali di aver approvato queste regole solo per soffocare il proprio successo in campo, e definendo questo atteggiamento come l’effetto distorto di una "tirannia della maggioranza".
Secondo il Times, gli altri 19 club della massima divisione inglese sono stati invitati a partecipare all'azione legale, e 12 fra essi avrebbero dato la propria disponibilità a presentarsi per smentire la tesi del City. Il timore dei rivali è che, se accolto, il ricorso potrebbe avere un impatto non solo sulla competitività del campionato, ma anche sull’esito stesso dell'udienza di novembre sulle 115 presunte violazioni che il City avrebbe commesso tra il 2009 e il 2023. I campioni d’Inghilterra, invece, accusano la Premier di averli danneggiati: il club, infatti, sostiene che il sistema utilizzato per l’approvazione e la modifica dei regolamenti (14 voti a favore, o due terzi di coloro che votano) darebbe alla maggioranza livelli di controllo inaccettabili. L’accusa si è spinta anche oltre, sostenendo che i club rivali avrebbero assunto "un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle proprietà del Golfo", citando a sostegno di questa accusa i commenti di un importante dirigente di una squadra di Premier.
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