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Milwall-West Ham: birra, punk e pugni!

Si odiano da prima della Grande Guerra, ma entrambi sono sottoproletari. Bushwackers e ICF: risse e feriti

Alessandro Aliberti-Roberto ColomboAlessandro Aliberti-Roberto Colombo

Pubblicato il 19.09.2026, 06:30

5 min

Quattrocento poliziotti per una partita: più di 4 volte il numero normalmente impiegato per una gara di Championship. Cani, cavalli, telecamere per il riconoscimento facciale e un ordine di dispersione che oggi abbraccerà quasi 5 miglia di Londra, da Tower Bridge fino oltre Greenwich Park e verso Ladywell. 1.764 tifosi del West Ham, tutti i biglietti del settore ospiti esauriti, scortati dalla polizia lungo un percorso obbligato dalla stazione di South Bermondsey al The Den. Anche perché i precedenti più recenti sono ancora attualità e continuano a far paura: nel 2009, a Upton Park, un tifoso del Millwall venne accoltellato al petto, mentre la partita fu interrotta dalle invasioni di campo e la polizia faticò a mantenere l’ordine. Nel 2004, al The Den, i cavalli della polizia finirono sul terreno di gioco durante gli incidenti. Ieri, invece, c’è chi ha pensato di diffondere falsi messaggi attraverso l’intelligenza artificiale sulla chiusura della stazione, costringendo le autorità a intervenire per evitare che i tifosi venissero indirizzati altrove. È così che una città di quasi 10 milioni di abitanti si prepara a una partita. Non una partita qualsiasi, ma una sfida che ricalca la storia di Londra, il fumo delle ciminiere, le mani consumate dal lavoro e una rivalità cresciuta nel tempo fino a diventare odio e a sconfinare nella violenza. Oggi, alle 12.30, al The Den, torna Millwall-West Ham, 14 anni dopo l’ultima volta. Per la 100ª volta. Il tempo ha cambiato Londra, ha cancellato i docks, trasformato i quartieri e spostato gli stadi. Non ha cancellato il rancore. Non è semplice disprezzo: è odio. Non un odio religioso, come quello dell’Old Firm tra i cattolici Celtic e i protestanti Rangers. Non un odio di classe, come quello tra i Millonarios del River Plate e i proletari, i Bosteros del Boca Juniors. Non un odio politico come quello tra i catalani indipendentisti del Barcellona e i castigliani fedeli alla corona e al Real Madrid. Qui stiamo parlando di fiero odio tra due facce della stessa medaglia: la londoner working class più pura. Una storia di vicinanza, una faida fratricida: i due quartieri sono separati dal Tamigi, una sorta di muro di Berlino tra due mondi che si respingono, fieri. Si odiano, se lo dicono e, ogni volta che possono, si picchiano: perché il Dockers Derby è una delle sfide più violente del Pianeta.

Dal "Milwall brick" al film "Green Street Hooligans"

Si odiano dagli anni che precedevano la Prima Guerra Mondiale. Tra fine anni ‘60 e inizio ‘70 la parte bene della città, quella coi soldi, si lasciava cullare dall’ottimismo e dall’edonismo: era la Swinging London. Nelle periferie, a Bermondsey e Upton Park, la casa di Millwall e West Ham, non c’era spazio per l’ottimismo e nemmeno per l’edonismo: c’era la lotta quotidiana del sottoproletariato per non far soffrire la fame alla famiglia, un destino comune, che tu avessi tatuato il Leone o i Martelli incrociati. E ogni volta che si incontravano, dovunque si incrociassero, al pub bevendo una pinta di birra, in metro, in discoteca, ai concerti e, ovviamente, allo stadio volavano pugni, calci, sediate, coltellate: le due Firms, le bande di hooligans dei 2 club sono state tra le più temute di tutta Europa. I Bushwackers erano specializzati nel “Millwall brick”, un’arma improvvisata creata manipolando e piegando i fogli di un quotidiano fino a renderli duri come un mattone. L’ICF, l’Inter City Firm del West Ham, si spostava in treno e adorava lasciare sul corpo dei nemici a terra un biglietto da visita: “Congratulazioni, avete incontrato l’ICF del West Ham”. Due mondi all’opposto, anche nella musica: gli Sham69, gruppo Punk Oi! inglese, hanno dedicato una canzone proprio ai “Millwall Boys”. I Cockney Rejects hanno interpretato la cover di “Forever Blowing Bubbles”, l’inno del club, ma in versione Punk Oi!: rimase in classifica per 5 settimane di fila. La storia di questa rivalità è spiegata perfettamente da una frase del film “Green Street Hooligans”: «Qui non è come tra Yankees e Red Sox. Qui è come tra israeliani e palestinesi».

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