Arabia Saudita: la Jihad al calcio mondiale

Alla scoperta della Pro League: maxi investimenti per attrarre i fenomeni europei e sudamercani e rendere il campionato locale "tra i 5 più competitivi del pianeta"

Raffaele R. RiversoRaffaele R. Riverso

Pubblicato il 08.07.2023, 15:24

5 min

No, non è cominciato tutto con Cristiano Ronaldo. Sebbene l'ingaggio del fuoriclasse portoghese ex Man United, Real Madrid e Juventus sia stato una vera e propria opera d'arte - e come succede con le opere d'arte, anche questa è costata tantissimo - realizzata dal Fondo sovrano saudita (lo stesso che possiede il Newcastle), la verità è che l'Arabia Saudita si sta preparando già da tempo a questa offensiva.

A rivelarlo, involontariamente, è stato lo stesso CR7 che, poco dopo essere arrivato a Riad e una volta presa visione del progetto del Public Investment Fund saudita (Pif), ha fatto sapere al mondo che «tra cinque anni, se seguiranno il loro piano, quello arabo sarà il quarto o quinto campionato più competitivo del mondo». Se lo avesse detto il controverso principe ereditario Mohammed bin Salman non avrebbe avuto lo stesso effetto. Eppure c'è proprio lui dietro i 700 miliardi di dollari con i quali l'Arabia Saudita vuole aprirsi al mondo: turismo, creazione di posti di lavoro (non solo per i propri cittadini, ma anche e soprattutto per i talenti in fuga o da attrarre da mezzo mondo), private equity, sport e, quindi, calcio, il più grande spettacolo del pianeta.

Arabia Saudita, obiettivo mondiale

L'obiettivo iniziale della corona saudita era, sulla scia di quanto fatto dal Qatar, quello di assicurarsi il Mondiale 2030 (ora 2034), migliorare la propria immagine agli occhi dell'opinione pubblica internazionale e mitigare, così, le critiche rivolte al capitale che, già da molto tempo, ha deciso di fare affari con Riad, infischiandosene di chiedere al proprio partner quello che in Italia conosciamo come certificato etico aziendale. La crisi economica dell'Occidente e la consapevolezza che, prima o poi, anche il petrolio finirà ha portato Mohammed bin Salman a rendere, acquisendo il 75% delle quattro società di calcio più importanti del paese, ancora più ambizioso il proprio sogno. E già, perché almeno per il momento, di sogno si tratta. Non sappiamo, infatti, se CR7 abbia idea di quanto sia grande la differenza tra la Pro League araba e i primi cinque campionati al mondo, ma il principe, uno che di numeri se ne intende, lo saprà sicuramente. Ebbene, in questo momento, il valore totale dei calciatori tesserati dalle 18 squadre che competono nel campionato arabo ammonta a 463 milioni di euro, 90 milioni in più dell'Atalanta e 50 in meno della Juventus. Bayern Monaco, Chelsea e Real Madrid valgono più del doppio e Manchester City e Arsenal quasi il triplo.

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