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Ciao Franco, la tua fiamma rimarrà sempre accesa

In tremila a Sant'Ambrogio per le esequie del capitano a cui verrà dedicata la Curva Sud

Stefano Pasquino Stefano Pasquino

Pubblicato il 05.08.2026, 13:00

5 min

No, non camminerà solo il capitano. Ad accompagnarlo nell’ultimo saluto, nonostante il caldo soffocante in una Milano già svuotata dalle ferie di agosto, oltre tremila tifosi - non solo milanisti - e una lista grande così tra ex compagni, rappresentanti delle istituzioni, ambasciatori degli altri club e, ovviamente, esponenti del Milan attuale, guidati dal proprietario del club, Gerry CardinaleUn’enorme perdita per tutti noi»), e dal presidente Paolo Scaroni con Pulisic e Gimenez in rappresentanza della squadra che oggi sarà impegnata nel derby con l’Inter a Perth. A proposito, segno di quanto sia trasversale la stima e l’amicizia per il “Piscinin”, ieri c’era anche tanta Inter a Sant’Ambrogio, raccolta intorno a Beppe, inseparabile fratello di Franco. Dal presidente Marotta al ds Ausilio fino a Beppe Bergomi con cui Baresi ha vissuto l’ultima grande emozione in pubblico, entrando a casa sua - ovvero a San Siro - con la fiaccola olimpica nella notte della cerimonia d’apertura dei Giochi di Milano Cortina 2026. La moglie Maura e i figli Edoardo e Giannandrea hanno affidato proprio a Bergomi la prima lettura della funzione religiosa, tratta dal libro della sapienza: «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. La loro dipartita da noi una rovina, ma essi sono nella pace».

Presenti i compagni di una vita

A portare il feretro nella basilica i compagni di una vita. All’ingresso Van Basten, Filippo e Giovanni Galli, Massaro, Angelo Colombo, Donadoni; all’uscita Albertini, Costacurta, Virdis, Ambrosini, Simone ed Evani, con Paolo Maldini e Mauro Tassotti che hanno appoggiato sulla bara la maglia numero 6. Lo stesso ha fatto Claudio Ranieri con la maglia della Nazionale, rappresentata - tra gli altri - da Roby Baggio, arrivato mano nella mano con la moglie Andreina e accolto da un’ovazione. Daniele Massaro - unito a Baresi dal ruolo di ambassador globale del Milan e rimasto fino all’ultimo al fianco dell’amico - si è invece presentato insieme a Dejan Savicevic con la fascia da capitano al braccio. Già, il Capitano, come gridavano a squarciagola i tifosi aggrappati sulle transenne erette intorno alla basilica (per il caldo c’è stato pure qualche malore, con l’intervento dei paramedici presenti sul piazzale con tanto di ambulanze). Nel clima da stadio si sono sentiti anche fischi per il sindaco Sala, per Cardinale e per Scaroni: al di là di questi episodi deprecabili (non è certo un funerale il luogo per contestare) ha colpito il distacco tra l’attuale proprietario del club e il vecchio Milan che era rappresentato da Maldini, Massara (oggi alla Juventus) e Igli Tare, immagine plastica dello scollamento che sta vivendo una società che, ai tempi di Berlusconi, Galliani (che ha reso omaggio al suo Capitano nella camera ardente privata) e Umberto Gandini era un blocco monolitico.

"Il Maradona della difesa"

«Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli, per chi è Piscinin, come veniva affettuosamente chiamato Franco Baresi. Nei piccoli Gesù vede le qualità del Regno: è indubbia la predilezione di Gesù per Franco Baresi - le parole nell’omelia di monsignor Carlo Faccendini, abate di Sant’Ambrogio - Lui ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli. La fede cattolica, che non ha mai nascosto, gli ha consegnato stabilità, serenità, senso di responsabilità e attenzione nei confronti degli altri e grandissima sensibilità. È stato un campione, tutti gli riconosciamo classe e tenacia. Come abbiamo letto in questi giorni, era il Maradona della difesa, il miglior difensore di sempre. Gli riconosciamo la leadership, era il capitano per eccellenza. Il campione e i suoi trofei, tantissimi, ma anche le sue sconfitte e le lacrime amare». L’abate si è poi rivolto ai familiari. «Un momento come questo, vissuto bene, non cancella il dolore, che nei prossimi giorni si farà sentire in maniera ancora più dura, però il dolore lo rasserena. E ci consegna una certezza. Di lui resta il bene, resta l’amore con cui viviamo - ha concluso monsignor Faccendini - Mi piacerebbe che questo momento di preghiera fosse occasione per tenere accesa questa luce, soprattutto nel lutto cupo, nella vostra mente, custodendo con orgoglio la memoria di Franco». Una fiamma che continuerà a bruciare: il nome di Baresi verrà iscritto nel Famedio cittadino e nel “Parco dei Capitani” che sorge davanti al Meazza e già onora la memoria di Giacinto Facchetti e Cesare Maldini. E la Curva Sud verrà dedicata a lui. Perché Baresi - come cantavano sotto il sole rovente di Milano, non era un capitano, ma “il capitano”.

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