"Come Alì ad Atlanta"

Maria Luisa Iascone: "Vedere Baresi entrare così nel suo stadio ha suscitato un'emozione simile. Era felice: ci ha aperto il cuore"

Alessia Scurati Alessia Scurati

Pubblicato il 03.08.2026, 13:15

5 min

MILANO - L'ultimo Baresi, nella sua casa. Quando la malattia già lo aveva debilitato e quando, giocoforza, le energie erano da centellinare ogni giorno, per ogni attività. La fiamma olimpica, però, ha un fascino irresistibile. E non poteva essere che lui, il capitano a farla entrare nella casa dei Giochi Invernali. Di rimando, quell’immagine di Franco Baresi è entrata nella memoria collettiva degli sportivi italiani, ma non solo. «La scelta è stata legata allo stadio di San Siro: abbiamo reso tributo alle grandi squadre che giocano lì, e naturalmente Baresi, il capitano, rappresentava l’eccellenza di una squadra, il Milan, come lo era Bergomi per l’Inter»Maria Laura Iascone ha ricoperto il ruolo di Direttrice delle Cerimonie Olimpiche a Milano Cortina 2026 e ci ha raccontato come è nata l’idea di avere Baresi come protagonista di quel momento olimpico, entrando alle spalle di Andrea Bocelli - impegnato a pronunciare «All’alba vincerò», dal Nessun Dorma della Turandot - mentre, insieme a Beppe Bergomi, reggeva la fiamma olimpica, che faceva il suo ingresso allo stadio. «Era una leggenda dello sport e la sua fedeltà assoluta alla maglia del Milan e a quella della Nazionalerappresentavano un tributo necessario nella cerimonia - le parole di Iascone -. Era un’icona che pensavamo avrebbe scaldato il cuore a tutta l’Italia e a tutto il mondo, infatti così è stato. Era la persona giusta per raccontare quel momento, un uomo eccezionale e grandissimo sportivo: incarnava i valori più alti della fiamma olimpica. Il rispetto, la resilienza, la passione sportiva».

Il racconto di Maria Laura Iascone sul ruolo di Baresi nella cerimonia

Successivamente alla sua partecipazione nella cerimonia, Baresi ha rivelato che all’inizio non sapeva di dover condividere quel momento con BergomiMaria Laura Iascone ci ha spiegato che in effetti, a causa delle condizioni di salute, Baresi non aveva svolto le prove perché sarebbero state troppo faticose. «Sapevamo che a causa della malattia le sue uscite erano molto rare, ma ha dato subito la sua disponibilità quando è stato contattato dal Coni. Si è lasciato un po’ guidare da Bergomi nella discesa dalla scalinata, ma nel dietro le quinte lo abbiamo visto estremamente emozionato e felice. Apriva il cuore a tutti vederlo così partecipe, per lui è stato un onore, ma in realtà lo è stato per noi. Ha sopportato le fatiche di quella serata, che già in condizioni normali sarebbe incredibile, con la sua solita forza».

 

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Franco Baresi e Muhammad Alì: due immagini simbolo dello spirito olimpico

Quelle immagini di Baresi alle prese con la malattia hanno riportato alla mente un altro momento olimpico che per impatto emozionale fece la storia dei Giochi. Cerimonia dell’edizione di Atlanta 1996: un Muhammad Alì debilitato dal Parkinson accende il braciere da ultimo tedoforo. In modo diverso - e con un ruolo diverso - però anche Baresi ha incarnato l’umanità dell’idolo sportivo che nella sua grandezza, ma anche in un momento di fragilità rappresenta sempre i valori dello sport. «L’ingresso della fiamma è uno dei momenti più emozionanti delle cerimonie, a San Siro lo è stato anche perché era un modo per rendere partecipe lo stadio - ha spiegato Maria Laura Iascone -. Paragonarla al momento di Alì ad Atlanta? È completamente diverso il contesto, ma è paragonabile l’emozione che ha suscitato. Nel momento in cui i due capitani sono stati inquadrati sullo schermo dello stadio c’è stata un’ovazione grandissima. La fiamma che è entrata in modo inaspettato all’apice del momento canoro di Bocelli è stata sicuramente uno dei momenti più emozionanti della cerimonia».

 

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Il successo della cerimonia di Milano Cortina 2026 e l’eredità di Baresi

Il cameo di Baresi, sua ultima grande apparizione pubblica sul palcoscenico mondiale, ha reso a posteriori ancor più unica una cerimonia che ha aperto un’edizione dei Giochi rivelatasi poi particolarmente felice e fortunata. Non solo dal punto di vista sportivo (anche, per i record di medaglie italiane), ma soprattuto per l’immagine dell’Italia che è arrivata in tutto il mondo. «La cerimonia è stata un grandissimo successo, ha acceso il sentiment che ci ha accompagnato per tutti i Giochi - ha concluso Maria Laura Iascone -. Molto elegante, non urlata: abbiamo raccontato il talento e il savoir faire del nostro paese. Abbiamo dimostrato di saper fare un grandissimo spettacolo e nei giorni seguenti, una grandissima Olimpiade».

 

 

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