Intelligenza artificiale: la rivoluzione nel calcio
Uno strumento per individuare i giocatori da acquistare e che supporta quei club che non possono permettersi alti budget per gli osservatori
«La cosa triste dell’intelligenza artificiale è che manca di artificio e quindi di intelligenza», ha detto il sociologo, filosofo, politologo e saggista francese Jean Baudrillard. I cambiamenti epocali che il digitale ha portato - e porta con sé - sono da sempre avversati per ideologia da una parte e per ignoranza dall’altra; è evidente che quando un fenomeno non si studia e non si conosce non lo si può governare. Nel calcio, invece, l’intelligenza artificiale è già presente e ha già cambiato questo sport, con analisti che prevedono il suo ingresso anche nella tattica, lì dove schemi che a prima vista potrebbero sembrare anti intuitivi e bizzarri si dimostreranno nei fatti innovativi, vedremo. Ma prima di arrivare a sostituire Ancelotti o Guardiola, quando la gestione umana del gruppo resta fondamentale, ci sono settori dove l’intelligenza artificiale ha già messo radici: dallo scouting al coaching, dagli allenamenti all’alimentazione, dalla riabilitazione degli infortuni al ticketing e al fan engagement. In futuro potremmo anche avere degli arbitri virtuali, considerando che la tecnologia è già entrata prepotentemente nelle decisioni dei fischietti a partita in corso. Se azzerassero anche le polemiche voteremmo subito per averli... ma abbiamo scritto, se.
Democratizzazione
AiScout, Olocip, WyScout non sono sigle ma piattaforme che, grazie all’intelligenza, aiutano i professionisti che lavorano nel calcio: dagli scout ai data analyst, dai direttori sportivi agli allenatori, facendo risparmiare tanti soldi, soprattutto nel caso dello scouting. Per questo l’AI nel calcio è vista anche come elemento di democratizzazione per quei club che non possono permettersi cifre enormi per mandare in giro gli osservatori come una volta. Occhio, però, perché anche Internet avrebbe dovuto sortire lo stesso effetto e oggi viviamo in un’oligarchia digitale con pochi player che controllano l’intero mercato. WyScout, piattaforma creata da tre ragazzi italiani - Matteo Campodonico, Simone Falzetti e Pier Saltamacchia - è stata utilizzata da Claudio Ranieri negli anni del Leicester City. Un po’ di numeri? Nel suo database sono raccolti 400mila profili di calciatori e 1.500 partite di 215 campionati a settimana e viene utilizzata per il 95% dei trasferimenti di mercato, grazie ai club che decidono di condividere la disponibilità dei giocatori alla cessione.
Per Busquets
Quando Sergio Busquets ha lasciato il calcio, il Barcellona si è affidato a Olocip per individuare una serie di centrocampisti che sarebbero stati perfetti per sostituirlo, dai 22 ai 25 anni, ma nessuno di questi è stato acquistato dal club blaugrana, anche perché immaginiamo che l’algoritmo fatichi a calcolare le preferenze umane dei singoli e anche le offerte economiche delle squadre avversarie, variabili che - alla fine - incidono sulle scelte di mercato. Il Tolosa, di proprietà di Gerry Cardinale, ha ingaggiato Billy Beane, padre del Moneyball, titolo del libro che ha raccontato la sua storia trasposta sul grande schermo da Brad Pitt: «Vogliamo e cerchiamo di costruire processi data-driven. Cerchiamo di sostenere il più possibile le nostre decisioni su segnali provenienti dai dati. Segnali forti, robusti», ha dichiarato Julien Demeaux, ex ingegnere aeronautico e ‘signore’ dei dati del club francese. Lo stesso metodo utilizzato per intercettare Reijnders, Okafor e Chukwueze e portarli al Milan.
Allo stadio
Nell’aprile del 2022 l’Osasuna ha adottato la tecnologia di riconoscimento facciale basata sull’AI per consentire ai tifosi di entrare nello stadio senza dover controllare i biglietti, aumentando la sicurezza nel momento dell’accesso. E qui entriamo in un campo molto discusso, sul crinale che divide sicurezza e controllo, perché è chiaro che l’intelligenza artificiale porta e porterà con sé tutta una serie di temi etici ai quali non dovremmo né potremmo sottrarci.
Giovanili
Una volta Sergio Vatta, storico allenatore delle giovanili del Torino, ha detto che i numeri non avrebbero mai intercettato Maradona per la sua altezza. In Inghilterra, invece, AiScout, misurando le caratteristiche biomeccaniche, la tecnica e le doti atletiche, è utilizzato proprio per intercettare quei giocatori che nei labirinti del calcio, sia quello giovanile sia quello minore, non sono presi in considerazione dai club più importanti. Come? Questi si sottopongono a una selezione virtuale attraverso l’applicazione su smartphone. Il fondatore, Darren Peries, ha deciso di svilupparla quando il figlio sedicenne è stato svincolato dal settore giovanile del Tottenham Hotspur: «Se è vero che nel calcio professionistico senior si raccolgono molti dati, per quello giovanile non esiste lo stesso tipo di infrastruttura, nemmeno a livelli alti». Secondo alcuni studi il mercato sportivo globale dell’intelligenza artificiale valeva 1,6 miliardi nel 2021, le previsioni parlano che entro il 2030 questo settore raggiungerà un giro d’affari di oltre 18,5 miliardi di euro.
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