Addio Kaiser Franz, signor campione!
Beckenbauer è scomparso a 78 anni: autentica leggenda del calcio, fenomeno in campo, in panchina e dietro alla scrivania
Forse solo Pelé ha saputo accorpare generazioni di ammiratori come Franz “Der Kaiser” Beckenbauer. Il brasiliano, scomparso poco più di un anno fa, era nato nel 1940, il tedesco 5 anni dopo. Così diversi, a cominciare dal ruolo (uno goleador, l’altro difensore), eppure così simili nell’essere idolatrati non solo dai loro coetanei, ma dai figli dei loro coetanei e addirittura dai pronipoti. Perché quando si toccano livelli calcistici così elevati, così sconfinati, così siderali e così atomici, diventa quasi naturale oltrepassare i “gap” generazionali. In fondo i due campionissimi, uno del Santos e l’altro del Bayern, due mondi opposti, s’erano riuniti a fine carriera nel mitico New York Cosmos dell’altrettanto leggendaria Nasl (North American Soccer League, poi rinata come Mls, Major League Soccer) dove fecero scoccare la scintilla lanciando letteralmente il calcio alla fine degli Anni ’70 in un Paese di quasi 300 milioni di abitanti che viveva solo di basket, baseball, rugby (ovvero nella variante football americano da 11 contro 11) e hockey su ghiaccio.

Guglielmo II? No, Franz
Era malato da tempo il più forte difensore di tutti i tempi. Acciacchi, problematiche e criticità di varia natura. Ce lo aveva tristemente confidato “Kalle” Rummenigge a Torino in occasione del Golden Boy 2021. Un’indiscrezione privata riconfermata poco più di un anno fa a Doha durante l’ultima Coppa del Mondo in Qatar quando le condizioni dell’icona del calcio targato “Deutschland” si stavano aggravando ulteriormente. Beckenbauer è stato primo libero del calcio, maestro nell’anticipo e nel contempo nel saper rilanciare l’azione diventando di fatto - una volta riconquistata la palla - un centrocampista aggiunto nel motore della Germania Ovest campione d’Europa nel 1972 e del mondo 1974 o nel Bayern tre volte vincitore di fila della Coppa dei Campioni (dal 1974 al 1976) nonché dell’Intercontinentale nel ’76. Successi che gli valsero la conquista di addirittura due Palloni d’Oro (1972 e 1976), mai successo e mai più ripetuto per uno che di ruolo era un difensore. Il capitano, il leader assoluto. L’Imperatore appunto. Con buona pace dell’ultimo “Kaiser” Gugliemo II (Wilhelm) di Germania e Prussia, che abdicò dopo la Prima Guerra Mondiale. Ancora oggi i tedeschi, appena usi il termine “Kaiser”, ti parlano di Beckenbauer e non certo del rappresentante del nobile casato Von Hoenzollern...Perché come si conviene a un Imperatore lui era il condottiero, la guida, il comandante in campo. Fuoriclasse gentiluomo, rispettato dagli stessi arbitri che quasi ne soffrivano la debordante personalità unita a un’eleganza, una classe, un’educazione invidiabile.
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