Sylvester, l’arbitro che si espulse da solo
Le serie minori del calcio inglese regalano episodi singolari. Ma quanto accadde nel 1998 supera tutto
Tra le funzioni meno ricorrenti del quarto uomo c'è quello di sostituire l'arbitro o uno dei suoi assistenti in caso di infortunio, malore o espulsione. Sì, espulsione. Perché dal 2007 il regolamento della Fifa prevede che il direttore di gara possa mostrare il cartellino rosso a uno dei suoi due guardalinee in caso di accanimento nell'errore chiaro e manifesto o di comportamenti poco consoni al ruolo ricoperto. Nell'autunno del 2012, l'arbitro dell'incontro tra il Barton Stacey e il Clatford Arms della Andover District Sunday League, Tony Wells, non ebbe esitazioni a mandare sotto la doccia il proprio collaboratore, John Smith, che si era permesso di dargli dello «scemo» dopo la concessione di un calcio di rigore: «Ma che caz... fai, è inesistente. Vergognati!». Le serie minori inglesi, del resto, sono sempre molto generose in quanto a aneddoti: dagli atti di fairplay alle risse più violente del fine settimana del pallone. Quanto successo nel mese di marzo del 1998, però, non si era mai visto prima e, dopo, si sarebbe visto soltanto un'altra volta e sempre al di là della Manica.
Sylvester e l'auto-espulsione, cosa successe
Melvin Sylvester era un tranquillo bidello di 42 anni con l'hobby dell'arbitraggio. Tranquillo fino a quando la sua strada incrociò quella di Richard Curd, centravanti dell'Hurtsbourne Tarrant British che quel giorno era ospite del Southampton Arms. Il primo scontro di giornata, Curd lo ebbe con il portiere rivale: per placare gli animi Sylvester intervenne energicamente minacciando entrambi di sanzionarli se avessero proseguito. La gara, però, si fece sempre più dura con il passare dei minuti e le decisioni arbitrali erano costantemente contestate dai 22 in campo. Proteste che, una dopo l'altra, portarono al limite la pazienza dell'arbitro che, però, era piuttosto esperto e ci aveva fatto il callo. O, almeno, lo credeva. Sylvester, d'altronde, non avrebbe mai pensato che uno dei giocatori in campo avrebbe avuto l'ardire di spingerlo, per lo più alle spalle. Sì, era stato proprio Curd e sarebbe stato lui a pagarne le conseguenze. Subito e in maniera non proprio ortodossa. Sylvester, infatti, perse la testa e si lanciò contro di lui mettendolo ko con una serie spropositata di pugni. Con Curd al tappeto, l'arbitro tirò fuori il cartellino rosso, ma non lo rivolse al calciatore, bensì a se stesso e, una volta lanciato per terra il fischietto, imboccò il tunnel degli spogliatoi. La leggenda racconta che il più coraggioso tra i tifosi diede la propria disponibilità a dirigere l'incontro fino al novantesimo.
Sylvester ed il caso Wain
Quello che è certo, invece, è che Melvin ricevette una multa di 20 sterline e fu squalificato per sei mesi. Poco male, perché Sylvester aveva già deciso, correndo fuori dal campo, che quella sarebbe stata la sua ultima partita.«Mi ha provocato troppo e quando mi ha spinto da dietro insultandomi non ho più resistito e l'ho riempito di pugni. Non ce l'ho fatta più», la sua ammissione di colpa. Sette anni dopo, invece, Andy Wain assicurò che non avrebbe «mai dovuto arbitrare quell'incontro» perché nei giorni precedenti aveva perso un parente e a sua moglie era stata diagnosticata una grave malattia. Wain, però, decise di presentarsi lo stesso sul terreno di gioco per dirigere il match tra il Peterborough North End e il Royal Mail AYL, valido per la promozione. In quel caso a provocare l'ira funesta del fischietto inglese furono le proteste successive a un gol degli ospiti. Il più arrabbiato di tutti era il portiere del Peterborough, Richard McGaffin, al quale scappò qualche parola di troppo. L'epilogo, sull'esempio di Sylvester, lo conosciamo già: gancio destro, ko e auto-espulsione.
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