
Panenka, l’insostenibile leggerezza di un rigore
Europei 1976, quel trionfo con la Cecoslovacchia quasi da sconosciuto. Con un pallonetto debole, centrale: e il cucchiaio diventò la nuova arte
L'insostenibile leggerezza di un calcio di rigore. Otto anni prima che il compianto Milan Kundera pubblicasse la sua più famosa opera d'arte, Antonin Panenka dimostrò al mondo - nel suo caso, del calcio - che per abbattere un muro, anche il più impenetrabile, talvolta è più utile lo scalpello che il piccone. 20 giugno 1976, Belgrado: finale dell'Europeo. Da una parte la Germania Ovest, campione d'Europa e del mondo in carica di Franz Beckenbauer. Dall'altra, la sorprendente Cecoslovacchia di Panenka (e Kundera) che, però, in quel momento era poco più che un illustre sconosciuto. La fase finale del torneo disputato per la prima volta in un paese dell'Est - la Jugoslavia - era riservata alle migliori quattro squadre del vecchio continente. Per arrivarci, i cecoslovacchi avevano eliminato l'Inghilterra nella fase a gruppi preliminare e la madre patria sovietica nei quarti di finale (2-0 a Praga, 2-2 a Kiev).
Cecoslovacchia, l'impresa contro l'Olanda di Cruijff
La vera impresa, però, arrivò in semifinale quando la squadra diretta in panchina da Václav Ježek superò 3-1 l'Arancia meccanica di Johann Cruijff, a detta di tutti «l'unica nazionale in grado di potersela giocare in finale contro la Germania Ovest». E, per dirla tutta, capitan Ondrus e compagni erano riusciti a portarsi in vantaggio di due reti anche nella finalissima. Tuttavia, mai dare la Germania per morta. Come avrebbe detto Gary Lineker, 14 anni più tardi, quando la Mannschaft interruppe le notti magiche della sua Inghilterra, «il calcio è un gioco semplice: 22 uomini corrono dietro a un pallone per 90 minuti e, alla fine, a vincere sono sempre i tedeschi». Fu un erroraccio nei minuti finali (89') dell'estremo difensore cecoslovacco, Ivo Viktor, a consentire alla Germania Ovest di portare la partita oltre il novantesimo, facendo credere a tutti che la favola cecoslovacca fosse arrivata al suo epilogo. A decidere la partita, dopo il nulla di fatto dei tempi supplementari, sarebbero stati i calci di rigore. Il primo errore arrivò soltanto all'ottava conclusione. A fallire il bersaglio, Uli Hoeness che, proprio come Viktor, sarebbe diventato, a sua insaputa, uno degli attori non protagonisti dell'opera di teatro che cambiò per sempre la percezione dei tiri dagli undici metri.
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