Demiral, Pirlo, Zaniolo, Montella: siamo tutti turchi e siriani

Xavier JacobelliXavier Jacobelli

Pubblicato il 12.02.2023, 10:00

5 min

A mano a mano che passano i giorni, assumono dimensioni sempre più apocalittiche le conseguenze del terremoto che ha devastato la Turchia sudorientale e la Siria nordoccidentale: 25 mila morti, 95 mila feriti, 10 mila edifici rasi al suolo. I dati sono in continuo aggiornamento, ma raggela l'ultima dichiarazione ufficiale rilasciata a Sky News da Martin Griffiths, sottosegretario generale per gli affari umanitari delle Nazioni Unite e capo degli aiuti internazionali: "Il sisma è stato devastante, il peggior disastro degli ultimi cento anni nella regione e, purtroppo, il bilancio dei morti potrebbe raddoppiare. Ci sono molti tipi di voci là fuori su come potrebbe finire e penso che sia davvero difficile da stimare in modo molto preciso, perché dobbiamo ancora scavare sotto le macerie, però io sono sicuro che il bilancio dei morti raddoppierà o più". Griffiths si trova nella provincia turca di Kahramanmaras e ha definito la situazione “terrificante".

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In questo scenario agghiacciante, spiccano anche le iniziative solidali intraprese in Italia da Merih Demiral, 24 anni, difensore dell’Atalanta, nazionale turco. Il tam tam in Rete che ha reso virale la sua asta benefica Con le maglie di Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala, Leonardo Bonucci, in meno di due giorni ha permesso di raccogliere 5 milioni di lire turche, circa 250 mila euro, immediatamente messi a disposizione di una onlus che opera in una delle zone già disastrate. Sul suo profilo Instagram che conta 2 milioni di follower, Demiral aggiorna costantemente la raccolta fondi, cui hanno aderito Mbappé, Neymar, Hazard, Morata, De Bruyne, donando le loro casacche. In Turchia, ha molto colpito l’impegno solidale degli allenatori e dei giocatori che là si sono trasferiti dalla Serie A: essi si sono letteralmente rimboccati le maniche aiutando a preparare gli scatoloni di cibi, medicinali, generi di prima necessità; lanciando appelli sul web ai tifosi di ciascun club per aiutare concretamente le  popolazioni che hanno perso tutto.

Gli ultrà di Galatasaray e Fenerbahce hanno messo da parte l’acerrima rivalità sportiva e si sono uniti per dare una mano con ogni forma possibile di aiuto. Dries Mertens e la moglie Katherine sono stati fra i primi ad accorrere nello stadio del Galatasaray, trasformato in un punto di raccolta dei soccorsi., Nicolò Zaniolo ha trascorso il primo giorno del suo approdo a Istanbul per fare altrettanto. Andrea Pirlo è l’allenatore del Fatih Karagumruk Spor Kulubu, per la settima volta in lizza nella Serie A turca: alle sue dipendenze fra gli altri ci sono Viviano, Biraschi, Matteo Ricci, Bertolacci, Borini. “Siamo molto addolorati per ciò che è successo, mi dispiace per tutte le vittime di questa tragedia, speriamo di dare un contributo per aiutare la gente a superarla. Tutti noi stiamo cercando di fare la nostra parte”.

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Vincenzo Montella, allenatore dell’Adana Demispor, la squadra di una delle città più colpite dal terremoto, era a Istanbul per affrontare l’Umraniyespor. La sua testimonianza al Corriere è stata drammatica: ”Io e i miei giocatori ci siamo salvati per miracolo perché, forse, i miracoli esistono. Le possibilità che non fossi ad Adana durante il sisma erano veramente poche. Ci siamo salvati perché dovevamo giocare a Istanbul:  l’albergo deve risiedo ad Adana è stato interamente distrutto, i miei calciatori vivono ore d’angoscia per i loro familiari. Mi sento un sopravvissuto e con me, tutta la squadra. Ho rivissuto il dramma del 23 novembre 1980,  quando il terremoto seminò morte e distruzione in Irpinia. Confesso di avere paura, ma la Turchia è una terra meravigliosa, se andassi via adesso sarebbe come fuggire. Sarei egoista”. La Figc ha aderito alla raccolta fondi promossa dall’Unicef: analoghe campagne sono state lanciate dalle principali organizzazioni umanitarie, nazionali e internazionali.  Il calcio dispone della più formidabile cassa di risonanza mediatica: ognuno secondo le proprie possibilità può sostenere fattivamente chi, in Turchia e in Siria, non ha più nulla. Nemmeno le lacrime per piangere. Diamoci da fare.

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