Uno, dieci, cento cartellini bianchi: Di Canio docet

Xavier JacobelliXavier Jacobelli

Pubblicato il 29.01.2023, 09:50

4 min

Catarina Santos, la direttrice di gara, l’ha sventolato per due volte, fra gli applausi del pubblico che stava assistendo al derby fra Benfica e Sporting Lisbona, valido per la Coppa portoghese femminile e in corso allo stadio Da Luz, uno dei templi del calcio mondiale. Così, il cartellino bianco è entrato nella storia, legandosi a un episodio drammatico, fortunatamente risoltosi nel modo migliore. Catarina ha sospeso il gioco quando uno spettatore è stato colpito da malore e si è accasciato sugli spalti. I medici delle due squadre sono immediatamente intervenuti e hanno salvato la vita all’uomo. Prima di ordinare la ripresa, Catarina ha mostrato il cartellino bianco agli uni e agli altri sanitari, rendendo omaggio al loro provvidenziale gesto e obbedendo alle finalità del rettangolino né giallo né rosso: dai campionati giovanili ai tornei professionistici, premiare pubblicamente ogni gesto di fair play e di condotta eticamente positiva dei giocatori, degli allenatori e di chi ne tutela la salute sul campo. Storicamente, il primo a proporre il terzo tipo di cartellino da affidare agli arbitri è stato Michel Platini, sia pure coniugandolo al progetto di espulsione a tempo, poi rimasto sulla carta, al contrario di quanto avviene in altre discipline, come l’hockey o la pallanuoto, ad esempio. Era il 28 dicembre 2014, a Dubai, l’allora presidente dell’Uefa, intervenendo al Global Soccer Forum, annunciò: «L’Uefa studierà il cartellino bianco. Dobbiamo sentire il senso di responsabilità e non dimenticare il passato del football, del gioco più popolare. Il nostro domani è nell’investimento rivolto alla formazione di atleti che siano prima di tutto uomini, non possiamo accettare chi pensa solo agli aspetti finanziari, ai trasferimenti o alla speculazione. Sulle nostre maglie, nelle competizioni dell’Uefa per Nazionali, non portiamo sponsor, come sulle bandiere dei Paesi che rappresentiamo. Forse rinunciamo a molti soldi, ma questo ci rende lo sport di tutti. Al calcio servono interpreti irreprensibili, capaci di riconoscere l’autorità di un arbitro. Io sono favorevole all’espulsione a tempo, il cartellino bianco, riservata esclusivamente alle sanzioni comportamentali. Una protesta eccessiva, non un fallo di gioco, la frase sbagliata verso il direttore di gara. L’Uefa studia e proverà questa soluzione. Non so, due, cinque, dieci minuti fuori, come nel rugby o nell’hockey. Bisogna riconoscere dove c’è del buono: in questo modo le simulazioni e i reclami diminuiscono drasticamente. Il futuro del football è un misto di cooperazione ed audacia».

Come Di Canio

Platini voleva punire «simulazioni, critiche, proteste, applausi all’arbitro, tutti atti che non sono accettati dalla gente che ama il calcio». La Fifa e l’Uefa hanno indirizzato il criterio di utilizzo del cartellino bianco nella direzione che riconosce i comportamenti virtuosi: l’ammissione di colpa su un fallo o la segnalazione all’arbitro di un fallo da rigore che non c’era o lo stop al gioco deciso da un giocatore lanciato a rete che non intende approfittare dell’infortunio di un avversario. Vi ricordate che cosa fece Paolo Di Canio, il 16 dicembre 2000, al Goodison Park durante la partita Everton-West Ham? Sull’1-1, il portiere dei Toffees, Paul Gerard, esce a valanga per bloccare un attaccante degli Hammers e s’infortuna; l’arbitro fa proseguire il gioco, Sinclair pesca Di Canio nell’area dell’Everton, la porta è sguarnita, ma Paolo blocca il pallone con le mani e indica al direttore di gara che Gerard è rimasto a terra dolorante. Un gesto che lo consegna alla storia del calcio inglese. Un gesto da cartellino bianco. Un altro calcio è possibile, basta volerlo. Sempre.

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