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Qatar 2022, il Mondiale a km zero

Mai un torneo con distanze così ridotte tra i vari stadi. Nel 2026 tra Usa, Canada e Messico sarà tutta un’altra storia

Massimo FranchiMassimo Franchi

Pubblicato il 20.12.2022, 13:37 (Aggiornato il 20.12.2022, 13:45)

6 min

DOHA - Con il successo ai rigori dell’Argentina sulla Francia nella più epica e palpitante finale di un Mondiale, è calato il sipario su Qatar 2022. Un’edizione unica della Coppa del Mondo (la ventiduesima) che resterà per sempre (e comunque) nella memoria di tutti. Distanze annullate, stadi iconici e ipertecnologici (che tristezza, al confronto, i nostri impianti vecchi e decrepiti eccetto quelli di Torino e Udine, comunque non paragonabili alla “grandeur” qatariota), tutti a portata di mano (o di... motorino), tutti nell’area di Doha, con “praterie” di parcheggi gratuiti e antistadi immensi, delegazioni delle 32 squadre qualificate che soggiornano per l’intero periodo nel loro esclusivo ritiro (e centro di allenamento annesso), tifosi stranieri benvenuti e rispettati (anche autobus gratis), media coccolati e agevolati nel lavoro, addirittura due impressionanti centri stampa (uno per gli accreditati Fifa e l’altro per quelli “Host Country”, anche di altre nazionalità). Orari in grado di evitare contemporaneità e, grazie alle linee metro “high-speed”, la possibilità di seguire tutte dal vivo le tre partite al giorno della prima fase. Sicurezza all’ennesima potenza.

La bolgia americana

Fra quattro anni ci sarà invece da sbroccare. Mondiale allargato a 48 squadre (“format” non ancora ufficializzato, forse 12 gruppi con addirittura 104 partite in totale rispetto agli 8 gironi e 64 gare del Qatar) in tre nazioni molto estese (Messico, Stati Uniti e Canada), tre lingue (spagnolo, inglese e francese), distanze enormi (fra Città del Messico e Vancouver ci sono quasi 5.000 chilometri, circa 300 in più rispetto al tragitto Roma-Addis Abeba, capitale dell’Etiopia... ), fusi orari diversi, viaggi aerei di ore molto spesso con la lunga e snervante attesa durante gli scali (con cambio di vettore) per raggiungere la destinazione finale, sbalzi di clima e temperature. Insomma: una bolgia pazzesca. Con i tifosi costretti “more solito” a subirne le conseguenze...

Ma qui a Doha, come dicevamo prima, è stata tutta un’altra storia. E gli stessi sostenitori francesi, inizialmente perplessi sul fatto di volare in Qatar, ora hanno cambiato drasticamente opinione e commentano in termini lusinghieri la loro esperienza nel Paese dell’Emiro Al Thani, proprietario dello stellare Paris Saint-Germain in cui brillano Mbappé, Messi, Neymar, Hakimi, Marquinhos, Vitinha, Nuno Mendes, Danilo Pereira, Soler, Sarabia, tutti protagonisti nel corso di questa fantasmagorica Coppa del Mondo. «Ci vergognavamo di dire che saremmo andati in Qatar, ma ci sbagliavamo. Qui siamo stati a meraviglia, un ambiente fantastico - il pensiero di vari gruppi di “supporter” transalpini intervistati dagli inviati del quotidiano parigino “Le Monde” - . Abbiamo comprato e bevuto alcolici e superalcolici. E abbiamo pure visto ragazze molto sexy e assai poco vestite sugli spalti. Molti media occidentali hanno manipolato l’opinione pubblica fornendo un’immagine distorta di questa nazione. Venite qua, provare per credere».

Super testimonial

“Expect amazing” cioè aspettati l’incredibile è stato del resto l’azzeccato slogan scelto dalle autorità qatariote per presentare la candidatura del Qatar ai Mondiali ’22. Era il lontano autunno 2008 quando cominciarono a spuntare i primi nomi dei Paesi che si sarebbero proposti per organizzare la Coppa del Mondo. Nazioni importanti ed enormi (la superpotenza Stati Uniti su tutte), Giappone, Australia (al 5° posto planetario per superficie), Corea del Sud, Messico, Indonesia e per finire il minuscolo Qatar (più o meno gli stessi chilometri quadrati dell’Abruzzo e, all’epoca, appena un milione e mezzo di abitanti, cioè come un paio di quartieri di Londra... ). Nessuno dava credito agli arabi, a cominciare dai “bookmakers”. C’era anche chi rideva e ironizzava. Eppure sin da quando la Fifa dette il semaforo verde alle campagne elettorali (gennaio 2009) balzò subito all’occhio la magniloquenza dell’ambiziosa proposta qatariota. Come “testimonial” vennero subito chiamati personaggi celeberrimi: Zidane, Guardiola, Batistuta, Ronald de Boer, Milla, Milutinovic.

Video impressionante

Impressionante il video di presentazione della candidatura ufficiale proposto in esclusiva agli ispettori Fifa, in un’apposita sala tridimensionale nei pressi dell’Aspire Academy di Doha, nel settembre 2010, circa tre mesi prima della storica decisione a Zurigo. Si vedono sovrapporsi, in rapida successione, le immagini dei principali telegiornali di tutto il mondo in cui i presentatori annunciano nelle loro rispettive lingue la clamorosa notizia: “Il Qatar ha vinto: organizzerà i Mondiali 2022”. «Lo sapevamo, per noi era già tutto previsto perché il nostro dossier era nettamente il migliore e non solo il più accattivante», la formidabile chiosa di Nasser Al Khelaifi, presidente del Psg ma soprattutto braccio operativo dell’Emiro Al Thani. Tanto di cappello.

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