
Il più bel calcio che Tarantino abbia mai dato
Il fotogramma è sfuocato, ma rende bene l’idea del più bel calcio che Massimo Tarantino abbia mai assestato nella sua vita. L’ha sferrato al pazzo criminale che giovedì 27 ottobre alle ore 18.35 ha seminato morte e terrore nel centro commerciale di Milanofiori, ad Assago, Milano, uccidendo Luis Fernando Ruggeri, 46 anni, dipendente della catena Carrefour, laureato in scienze biologiche. Altre cinque persone sono rimaste ferite, fra queste Pablo Marì, pilastro del Monza, colpito alla schiena: operato all’ospedale Niguarda di Milano, tornerà in campo fra tre mesi. Grazie a Dio, anche gli altri aggrediti sono fuori pericolo. Tarantino, 51 anni, palermitano, direttore dell’area tecnica della Spal sino al giugno scorso, figlio e fratello di calciatori, era in fila alla cassa insieme con la moglie e la figlia di 22 anni. Ha raccontato, schermendosi: «Non sono un eroe, gli eroi sono altri. Io mi sono solo trovato nel posto sbagliato e al momento sbagliato, però ho fatto la cosa giusta». Il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare, ha ammonito il Manzoni. Massimo ce l’ha e l’ha tirato fuori con la vigoria che contraddistingueva i suoi interventi di tosto difensore di Catania, Monza, Triestina, Barletta, Bologna, Napoli, Inter, la sua squadra del cuore nella quale però non riuscì a debuttare a causa di un serio malanno al tendine d’Achille. «Giovedì eravamo andati a fare la spesa al centro commerciale, come facciamo spesso. Ho sentito urlare quando ho visto quell’uomo correre verso di noi con un coltello in mano, poi ha colpito un signore che stava a un metro da me ed è caduto a terra. In quel momento, gli ho dato un calcio alla mano che impugnava ancora il coltello, ricaduto vicino a lui. L’ho tirato via e con un piede gli ho bloccato la mano». Il sangue, le urla, lo spavento, l’omicidio di Ruggeri, il dolore dei feriti, il terrore negli occhi della moglie e della figlia: la narrazione di Tarantino rende bene l’idea della drammaticità di quei 50 secondi che nessuno dei presenti, ad Assago, potrà mai dimenticare. E del sangue freddo dell’ex difensore che Boskov chiamava Tarantella, che nel Napoli ha collezionato 99 presenze e nel Napoli ha fatto in tempo a giocare con Maradona che oggi avrebbe compiuto 62 anni. Massimo ha confidato a “Storie di calcio”: «Per me, ragazzo di Sicilia, Diego era una realtà fuori dal normale. Una volta dovevo chiedere una cosa a Maradona, ma ho mandato avanti Francini. Alla vigilia della partita con la Fiorentina, Diego tornò dal Paranà. Partì dalla panchina, accanto a me. Salivo le scale che portavano al San Paolo dietro di lui. Quando siamo entrati in campo, ci ha accolti un incredibile boato. Un’emozione unica percorreva lo stadio. Non l’ho mai più avvertita. Avevo la pelle d’oca». Ha scritto Veronica Roth, autrice della saga fantascientifica “Divergent”, che ha venduto oltre 20 milioni di copie nel mondo: «Credo negli atti di coraggio ordinario, nel coraggio che spinge una persona a ergersi in difesa di un’altra». Parole che s’attagliano perfettamente a Massimo Tarantino. Non è stato un eroe per caso, è stato un eroe vero.
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