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Fantasmi a Trieste. E Brown fa più paura

Dopo l’addio dell’ex patron Matiasic che è migrato a Roma, il club biancorosso è nel pieno di una rivoluzione anche tecnica che non decolla. Roster ancora da completare e Markel, nonostante il contratto, vuole andare via. Grana palazzetto

Daniele BenvenutiDaniele Benvenuti

Pubblicato il 17.08.2026, 06:15

3 min

TRIESTE - Una sola cosa è sempre scontata, ormai, in terra giuliana: per quanto concerne la palla a spicchi, non ci si annoia proprio mai! Certo, i sostenitori biancorossi ne farebbero volentieri a meno, ma il trend lacrime-sorrisi-preoccupazioni-sogni-delusioni continua a protrarsi imperterrito. Pare una maledizione che, senza fare distinzioni, riguarda le due realtà di vertice dello sport alabardato (poche centinaia di metri più in là, proprio ai piedi del colle di Valmaura, anche la Triestina e anch’essa a trazione yankee, non se la passa per nulla bene, finita addirittura in serie D) e che, sotto canestro, regala un passo indietro praticamente dopo ogni passo avanti. Salvati i diritti sportivi della massima serie dall’approdo nella Capitale dell’ex presidente Paul Matiasic dai progetti ambiziosi sponda NBA (comunque artefice del ritorno in A, delle semifinali di Coppa Italia e della decorosa passerella in Champions League), la Pallacanestro Trieste è ora nelle mani del gruppo estero Newport Holdings LLC con vertice affidato a Josh Hiller. Confermatissimo il gm Michael Arcieri che, come prime mosse soprattutto di indirizzo morale, ha blindato capitan Deangeli e l’altro eroe locale Ruzzier, insieme a Candussi e a Ross in cabina di regia, riportando all’ombra di San Giusto l’ala McDermott. Panchina riaffidata a coach Francesco Taccetti per un lavoro all’insegna della continuità che conta in maniera promettente anche su un accordo pluriennale con il talentoso Abramo Canka, guardia e ala piccola classe 2002.

Lo strappo

Fin qui le note positive che, sempre in assenza di main sponsor, devono fare comunque i conti con un budget forzatamente ridotto e un roster ancora tutto da inventare nei pezzi da novanta (salutati Ramsey, Uthoff, Sissoko, Brooks e Bannan, oltre al ben poco rimpianto Toscano-Anderson), il tema di queste ore è legato soprattutto alla grana Markel Brown. Co-capitano e teorico perno della ripartenza giuliana, pare essersi improvvisamente tirato fuori dalla mischia e, forse perché ingolosito da altre piazze o poco convinto dagli obiettivi ridimensionati, potrebbe latitare all’avvio della preparazione, benché blindato ancora da un anno di contratto assai oneroso. Difficile pensare a un riappacificamento, ci sarà però un buyout molto pesante da far pagare a chi vorrà tesserarlo. Quindi, oltre ai due lunghi stranieri per ora senza nome, per completare un team in alto mare andrà reperita anche una guardia di pari valore rispetto a quella oggi aventiniana. Infine il caso legato alla gestione del PalaRubini con lo spettro, forse allontanato, di finire a giocare le gare interne in trasferta isontina a Gorizia. Lavorano da settimane il Comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e, ovviamente, la Pallacanestro Trieste. E se l’amministrazione comunale parrebbe aver trovato la soluzione più praticabile, a sorpresa la società ha chiesto tempo.

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