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New York capitale dell'Nba

La stagione si decide a San Antonio dove la squadra di Mike Brown parte in sordina ma gestisce il momento difficile, rimonta e porta a casa la partita, chiudendo la serie 4-1. E c’è un po’ d’Italia 

Pubblicato il 15.06.2026, 13:15

5 min

La sirena suona, la partita è finita, la squadra che ha perso gara e serie per il titolo è triste, quella che ha vinto prendendosi tutto esulta, salta, piange di gioia, ride e i suoi tifosi con lei. Scene viste migliaia di volte ad ogni latitudine e anche in NBA ma questa volta è diverso. Questa volta c’è di mezzo la franchigia che più di ogni altra viveva con frustrazione la lontananza dall’ultimo titolo, datato 1973. Questa volta c’è di mezzo New York, ci sono di mezzo i Knicks e la festa non è come le altre. Gara 5 ha avuto lo stesso andamento delle altre: San Antonio che tenta la fuga prendendosi un vantaggio anche in doppia cifra, New York che con fiducia e sicurezza rimonta possesso dopo possesso e nel finale mantiene più lucidità degli avversari.

Brunson, l'uomo del destino

Il ritorno sul trono in NBA dopo cinque decadi ha tanti volti e tanti protagonisti, accomunati da una voglia di riscatto che ha fatto da motore propulsore per l’intero team, composto da tanti elementi etichettati fino a ieri come bravi ma non abbastanza. Jalen Brunson, ad esempio: è troppo basso per dominare in NBA, troppo egoista per ambire a vincere un titolo, troppo poco talentuoso per meritarsi contratti pesanti. Ora il figlio di Rick (ex Knicks e ora assistente bluarancio, con un’apparizione nella Virtus 03-04) è MVP delle Finals, giocatore simbolo dei Knicks, autore nella partita decisiva in trasferta di 45 punti: prima di lui nello stesso contesto li aveva segnati solo Michael Jordan. Da quando l’hanno firmato nel 2022 da free agent dopo la fine della sua esperienza con Dallas, i Knicks hanno cambiato la propria storia. «Non importa di quanto siamo in svantaggio, lui gioca fino alla fine e ci trascina» è la descrizione che ne fa OG Anunoby, un altro che al premio di MVP poteva farci un pensierino.

 

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L'anti-Wemby e la mete

Così come una menzione doverosa la merita un altro che pareva non essere in grado di fare l’ultimo step ovvero Karl-Anthony Towns, autore nella serie delle migliori prestazioni difensive della sua vita. Un dato aiuta a capire l’importanza del dominicano: con lui in campo il plus/minus di New York è stato +44, con lui in panchina -32. E come non citare Josh Hart? «Sono stato messo in dubbio e ceduto così tante volte: ho vissuto tanta instabilità, ho avuto sette o otto allenatori diversi. Ho trovato una casa a New York e mi hanno accolto per la persona che sono, per il giocatore che sono». 
E coach Mike Brown? Bravo eh, bravissimo ma vincere è un’altra cosa, non è per lui, solo da assistente con Spurs e Warriors ci è riuscito. Fino all’altra notte. «Non potevo crederci, è stata la prima cosa che ho pensato, era surreale. Non potevo credere che stesse succedendo davvero. E sono così stanco, queste cose sono più difficili da fare di quanto si possa pensare. Bisogna avere grandi giocatori e degli ottimi assistenti».

Italia di nuovo campione Nba

Ecco, a proposito di assistenti: dopo Sergio Scariolo con i Raptors nel 2019, tocca a Riccardo Fois. Nativo di Olbia, classe ‘87, da una vita nel basket statunitense prima nei college poi in NBA, Fois è stata una scelta precisa di Brown che l’aveva avuto anche a Sacramento e non ci ha pensato su due volte a portarselo. Mente cestistica brillante come poche, Fois ha avuto un ruolo tutt’altro che secondario soprattutto per il rapporto forte con i giocatori, Mikal Bridges (con cui è stato insieme a Phoenix) su tutti. E ora lo ritroveremo in Nazionale per le sfide di luglio. 
Due parole anche per gli sconfitti. La sintesi delle Finals degli Spurs l’ha data con estrema schiettezza il loro coach, Mitch Johnson: «Ha vinto la squadra migliore. Abbiamo fatto molte cose positive, ma non abbiamo portato a termine il lavoro: non eravamo pronti». San Antonio è però giovane e talentuosa non solo in Victor Wembanyama; la sensazione che con qualche aggiustamento possano ritrovarsi a lottare per l’anello è diffusa e ha solide

 

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