Nba, Curry è il gusto  dei playoff

Steph si esalta contro Houston, aiutato da Green e Butler. Destino diverso per i Lakers di LeBron

Dario Ronzulli Dario Ronzulli

Pubblicato il 30.04.2025, 13:00

5 min

Sarà che sono dei vecchi lupi di mare passati in mezzo a mille tempeste e di stare fermi al porto non hanno proprio voglia. Sarà che l'aria della primavera finisce per ringiovanirli. Sarà quello che volete ma ancora una volta chi vuole andare a prenders il titolo Nba a Ovest dovrà fare i conti con Golden State e con quei due vecchietti terribili. Steph Curry e Draymond Green, rispettivamente 37 e 35 anni compiuti, sono ancora lì a predicare il loro basket incuranti dell'età e del trovarsi di fronte gente più giovane. La serie con Houston ne sta fornendo un'ulteriore dimostrazione, con Curry che buca quasi regolarmente il canestro texano e Green a lavorare duro in difesa come accaduto nel possesso decisivo di Gara 4, quando ha costretto il centro Alperen Sengun a prendersi un tiro forzatissimo. A questi Warriors si è aggiunto strada facendo un altro super veterano che sta indirizzando la serie nonostante i problemi alla schiena: Jimmy Butler, che si sta rivelando essere davvero il tassello mancante per questa versione della squadra della Baia. Detto che storicamente i primi mesi in una squadra per lui sono sempre rose e fiori per poi diventare un lago di spine, Butler si è immedesimato nel ruolo di secondo violino dando una mano più che sostanziosa in attacco quando serve (ovvero quando Curry è incarcerato dagli avversari) e in difesa dove serve. In tal senso encomiabile il lavoro che ha fatto nei cambi difensivi sul centro dei Rockets Steven Adams. Poi è chiaro che se viene stuzzicato con parole non al miele dagli avversari allora diventa ingiocabile; non è la prima volta che accade ed è impossibile che il canadese di Houston Dillon Brooks non lo sapesse...

Doncic protagonista in negativo

Pensando a un'altra trade rumorosa degli scorsi mesi è abbastanza impietoso il confronto tra quello che sta dando Butler agli Warriors e quello che sta dando Doncic ai Lakers: che lo sloveno non abbia nel DNA la voglia di sbattersi in difesa è risaputo, ma nelle gare con Minnesota si sta superando in negativo. Los Angeles può certamente ancora cambiare il proprio destino ma sotto 1-3 non ha il minimo margine di errore e l'eliminazione al primo turno (magari già stanotte), con annessi e connessi, aprirebbe un ampio e inevitabile dibattito. Tornando ai Rockets, per quanto la serie sia ormai compromessa non è tutto da buttare. Come altri gruppi prima di loro che avevano un mix di giovani di talento e di veterani alla prima esperienza comune nei playoff (i Thunder dello scorso anno per esempio o gli stessi Warriors 2012), anche Jalen Green e compagni stanno imparando che regular season e playoff sono due mondi che possono appartenere a galassie diverse. Sarà interessante scoprire se la lezione verrà assimilata e con quali accorgimenti già a partire dalla prossima annata.

Cleveland a Est elimina 4-0 Miami

A proposito di lezioni imparate, andiamo ad Est dove Cleveland si è sbarazzata in quattro partite di Miami che ha opposto la resistenza che poteva ovvero minima. Dopo tre gare senza storia la quarta è stata un ulteriore monologo Cavs chiuso con il +55 finale, quarto scarto più ampio di sempre; il totale delle quattro sfide fa 122 e qui non c'è una squadra nella storia che abbia fatto meglio di Cleveland. Al terzo anno di playoff questi Cavs sembrano aver imparato cosa significhi giocare la post season; certo, gli Heat non rappresentano un test probante ma intanto le tante belle cose, soprattutto difensive, viste in stagione regolare Donovan Mitchell e compagnia le hanno riproposte. Ora che il livello si alzerà sarà necessario qualcosa in più ma questi Cavs sembrano davvero in grado di dare filo da torcere ai favoritissimi Celtics. Intanto Sacramento conferma in panchina Doug Christie.

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