
Orgoglio Venezia: la sfida è aperta!
Trentasei. Non è il numero di maglia di un giocatore, ma i punti che Milano subisce in un terzo quarto letteralmente dominato da Venezia. Che fa valere il fattore campo, una costante in questi playoff, in cui l'Umana tra le mura domestiche finora non ha mai perso, guadagnando il primo punto nella serie scudetto. Non è soltanto una questione di cabala, ma di ritrovata identità da parte dei lagunari, letteralmente trasformati rispetto alla brutta versione vista nelle prime due sfide del confronto. Concentrata e cattiva in difesa, attenta sulle linee di passaggio verso l'area, pronta a capitalizzare ogni occasione con tanti protagonisti diversi, potente nel gioco in post basso col solito Tessitori ma non solo, la Reyer scrive un capitolo importante al rientro dagli spogliatoi, quando la gara è ancora in completo equilibrio. Un aspetto fondamentale è il quarto fallo che Josh Nebo commette proprio a inizio terza frazione, un dettaglio che si rivela nefasto per l'Olimpia anche perché Ousmane Diop appare assai meno concentrato rispetto alle precedenti uscite. In realtà è tutta l'EA7 a risultare poco efficace. Potenza della difesa veneta così come delle defaillances accusate da Ellis e Mannion in cabina di regia, tanto che coach Poeta alterna tanti quintetti e altrettanti portatori d'acqua, trovando soltanto in Bolmaro una relativa sicurezza.
Domani sera il quarto atto
Troppo poco per reagire alla marea montante orogranata che trova tanti protagonisti differenti nel frangente, confermando una pericolosità diffusa impossibile da arginare per i biancorossi. Cole con le sue potenti percussioni, Bowman sempre pericoloso partendo dal palleggio, Horton in post basso a esaltarsi negli alley-oop, Parks glaciale dal perimetro: non c'è un solo punto di riferimento su cui la retroguardia milanese possa concentrarsi. E se dall'altra parte la ricetta Olimpia per provare ad aprire la difesa è solo il tiro da 3 (5/14 all'intervallo, 4/11 nella terza frazione), lo staff tecnico meneghino può aspettarsi ben poco per rovesciare una metaforica frittata che diventa quasi una valanga. Toccato il -21 (82-61), l'Olimpia prova qualcosa di diverso con lo smallball che prevede Shields - uno dei pochi positivi e continui - da ala forte tattica e circolazione di palla per colpire la difesa orogranata dagli angoli sfruttando la mira di Brooks. Il massimo sforzo produce un -13 (102-89) che non soddisfa nessuno e che soprattutto non inverte l'inerzia di una partita già decisa e che attende il quarantesimo minuto soltanto per la definizione del punteggio conclusivo. Appuntamento quindi a domani sera per il quarto atto, in cui Venezia proverà ancora a imporre la legge del Taliercio. Un tabù che Milano dovrà sfatare, qualora non voglia far assegnare lo scudetto domenica al Forum.
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