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Addio a Mano Santa. Fece grande Caserta

Se n’è andato Oscar Schmidt: in Italia segnò 13.957 punti  

Mirco MelloniMirco Melloni

Pubblicato il 18.04.2026, 13:15

4 min

Quando Diego Armando Maradona faceva innamorare Napoli, anche la vicina Caserta aveva un eroe sudamericano: Oscar Schmidt. L’uomo dei record, che ha segnato la storia del basket internazionale, è scomparso a 68 anni, dopo una lunga battaglia con problemi di salute che avevano intaccato il fisico ma non lo spirito e quell’allegria memorabile almeno quanto il suo talento realizzativo. Mano Santa è stato un eroe dei due mondi, dal suo Brasile all’Europa, dove ha lasciato una traccia indelebile in Italia (otto stagioni a Caserta e tre a Pavia tra il 1982 e il 1993 per 13.957 punti complessivi, a lungo il primato all time) e Spagna. Per spiegare il valore di Oscar alle nuove generazioni, basterebbero due numeri: i 55 punti in una partita delle Olimpiadi (a Seul 1988 contro la Spagna) che costituiscono un primato quasi inarrivabile ai Giochi, ma anche i 49.737 punti realizzati nella carriera (1.093 di questi alle Olimpiadi), un primato superato soltanto due anni fa nientemeno che da LeBron James. Serve però menzionare un’altra leggenda Nba come Kobe Bryant per raccontare Oscar andando oltre i numeri, che per quanto immensi non spiegano l’impatto del brasiliano su chi l’ha ammirato. Kobe visse l’infanzia in Italia, dove il campionato ospitava stelle con un passato nella Nba, campioni provenienti dall’allora Jugoslavia e, tra loro, si inseriva Oscar, realizzatore senza pari. Fosse nato vent’anni più tardi, l’Italia non avrebbe mai potuto vederlo dal vivo, poiché la Nba non se lo sarebbe lasciato scappare. I Nets lo scelsero nel 1984 ma Oscar declinò, dato che l’ingaggio gli avrebbe chiuso le porte della Nazionale (eppure 27 anni dopo la squadra di Brooklyn ha ritirato la sua “virtuale” maglia numero 14).

"Immenso valore umano e sportivo"

Mano Santa approdò in Italia, diventando il riferimento della Stella del Sud finalista scudetto contro Milano e in Coppa delle Coppe contro il Real Madrid (con la memorabile sfida contro Drazen Petrovic, 62 punti per il croato, 44 per il brasiliano) e vincitrice della Coppa Italia, anche se paradossalmente l’unico tricolore al di sotto di Roma arrivò proprio nell’anno dopo la partenza di Oscar. Un giocatore capace di ammaliare anche il connazionale Ayrton Senna, che nel 1989 volle assistere alla finale di Coppa Italia con Caserta presente. Dopo una carriera memorabile e longeva, con il ritiro a 45 anni, Oscar ha dovuto fare i conti con un tumore al cervello. Le cure gli avevano permesso di superare le fasi più difficili, potendosi godere l’ingresso nella Hall of Fame nel 2013. Purtroppo, però, la giornata di ieri, nel primo pomeriggio brasiliano, ha portato l’annuncio della famiglia che ha scioccato il mondo del basket. “È con profondo rimpianto che annunciamo la scomparsa di Oscar Schmidt, uno dei più grandi nomi nella storia del basket mondiale e una figura di immenso valore umano e sportivo. Per oltre 15 anni Oscar ha affrontato la sua battaglia con coraggio, dignità e resilienza, rimanendo un esempio di determinazione, generosità e amore per la vita”. La scomparsa è avvenuta a Santana do Parnaíba, nell’area metropolitana di San Paolo. Dove Oscar ha lasciato la moglie e due figli, ma soprattutto l’affetto e l’ammirazione di chi l’ha conosciuto.

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