
Addio Bonamico, campione vero!
In America quando intervistano in tv i giocatori che hanno fatto la storia, nella sovrimpressione sotto al nome scrivono spesso 'Legend' della tal squadra, qualche volta esagerando. Marco Bonamico per il basket italiano una leggenda lo è stato davvero. Il Marine si è spento a 68 anni nella notte tra domenica e lunedì all'ospedale Bellaria di Bologna, dove era ricoverato da una dozzina di giorni, vinto dalla malattia. Un brutto colpo per tutti, da chi l'aveva conosciuto per motivi anagrafici da giocatore a coloro che l'hanno incrociato negli anni seguenti. Bonamico ha saputo reinventarsi dopo gli anni sul parquet, mettendo a frutto anche una grande cultura. Fu presidente della Giba e dell'Ube, le assogiocatori italiana ed europea, poi della Legadue, nonché proprietario di palestra e commentatore tecnico in Rai. Fece tra l'altro la seconda voce al fianco di Franco Lauro nel 2004 quando l'Italia vinse l'argento olimpico di Atene. Lui che in azzurro è stato uno degli eroi di Nantes 1983 per il primo dei due ori continentali vinti dalla Nazionale, dopo aver già conquistato l'altro argento azzurro alle Olimpiadi a Mosca 1980. Ultimamente si era messo pure a fare la guida a Bologna per i turisti americani, a cui senz'altro parlava anche del rapporto speciale con Dan Peterson: di recente lo andò anche a prendere a casa per portarlo in Sala Borsa dove il coach presentava un suo libro, una chiacchierata lunga tutto un viaggio Milano-Bologna.
Idolo Virtus, vinse lo scudetto nel ‘76 e nell’84
Marco Bonamico, genovese di origine, è stato uno degli uomini che hanno scritto in maiuscolo il proprio nome nel librone della Virtus: due scudetti nel 1976 e 1984 più tre coppe Italia con quella da ragazzino (il sito ufficiale del club è riuscito per ore a sbagliare il conto...) in ben quattro spezzoni di carriera passati in bianconero, dove è sempre ritornato. In mezzo ci fu anche una stagione alla Fortitudo, l'altra squadra di Bologna. Siena, Milano (voluto proprio da Peterson), Napoli, Forlì e Udine sono state le altre sue maglie in vent'anni, in cui ha vestito l'azzurro per 151 volte. Ai tempi di Napoli, in una partitella di calcetto benefica segnò pure di piatto a porta vuota su assist di un tale Diego Armando Maradona, che aveva appena dribblato tutti... «Marco non è stato so lo un am ico per me. Perdo un fratello. Era un uomo leale e onesto. L’avevo sentito anche sabato mattina, è stato molto toccante» dice Renato Villalta, un altro dei leader della Virtus costruita dal visionario Gigi Porelli. «Gli ho telefonato poco tempo fa per invitarlo a una partita delle ragazze - racconta Roberto Brunamonti, oggi team manager dell’Italdonne medagliata ad Atene - e quando è arrivata la notizia sulla nostra chat dei vecchi giocatori sono rimasto sconcertato. Marco è stato una persona profonda e molto sensibile, come sanno bene tutti coloro che lo conoscevano da vicino».
Buon attaccante ma soprattutto eccellente stopper
Il presidente della Fip Gianni Petrucci ha rivolto un pensiero pubblico alla famiglia, alla signora Clara e alla figlia Elena, ricordando tutto ciò che Bonamico ha fatto per il basket italiano. Da giocatore fu buon attaccante ma soprattutto un eccellente stopper delle stelle altrui, a cominciare da quel Bob Morse che se lo trovò davanti imberbe diciannovenne invalicabile nella finale del primo scudetto. Suo malgrado, il Marine nel 1981 fu il protagonista dello scippo di Strasburgo, cioè quello sfondamento inesistente fischiatogli dal pavido Van der Willige sotto i tifosi israeliani sbraitanti nella finale di Coppa dei Campioni, decisivo per il successo del Maccabi. Bonamico fu già colpito nel 2021 in maniera molto virulenta dal Covid. In seguito all’esperienza, si impegnò nello studio e nell’applicazione di un programma riabilitativo per coloro che come lui ne erano usciti.
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