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Moretti e il caso del basket smemorato

Qualcuno dovrebbe spiegare perché ci si era dimenticati di farlo lavorare: adesso merita di avere una squadra da costruire a modo suo

Piero GuerriniPiero Guerrini

Pubblicato il 07.04.2025, 13:38

3 min

A prescindere dalle otto vittorie consecutive, dalle 9 su dieci, nelle quali avrà pure qualche merito l’architetto Matteo Boniciolli, è incredibile che il basket italiano si fosse dimenticato di un uomo di basket, che vive per il basket, che ama questo gioco, lo conosce a menadito e se non bastasse è una persona di grande profondità e spessore umano. Per finire è anche un papà bravo a trasmettere le sue passioni nel giusto modo. Tanto che Davide è protagonista in A e Niccolò gioca e studia negli States come ha fatto il fratello maggiore, in attesa di tornare qui. Qualcuno, insomma, dovrebbe spiegare perché ci si era dimenticati di far lavorare Paolo Moretti. Che merita gli applausi a scena aperta di oggi e in estate sarà cercato da altri club nonostante sia in parola con Torino. Ma che davvero non meritava un simile trattamento. è però un problema di questa società e di questo sport dalla memoria corta perché troppo intenta a guardare immagini e post d’attualità, pure becera. Eppure Moretti aveva fatto bene nelle sue precedenti esperienze da coach. Moretti adesso merita di avere una squadra da costruire a modo suo. Merita un budget migliore, più alto di quanto abbia avuto Torino in questa stagione. E Torino che ritrova quasi 2500 spettatori merita qualcosa di più, non si può offrire mediocrità a una grande città. 

Milano merita di più, Christian negli Usa

Anche Milano merita di più di quanto stia offrendo in questo scorcio pure decisivo di stagione l’Olimpia. Che aveva offerto segnali incoraggianti e poi si è di nuovo sfaldata. E no, non crediamo che si possa liquidare la faccenda con i pur tanti infortuni e la sfortuna. C’è anche un problema di personalità, perlomeno. Nel frattempo coach Christian tornerà negli States al college, peccato per Trieste che però ha un’idea chiara di società. Nel frattempo dame Sarr va al Nike Hoop Summit senza l’autorizzazione (diceva il Barcellona) perché ormai l’America è tornata a essere tutto per i canestri, l’altra parte della luna. Aspettiamo che il comitatone Fiba esprima una reazione ponderata. Un’idea per non concedersi del tutto ai dazi (vabbé saccheggi) sotto canestro.

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