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Procida: "Quest’Italia è una famiglia. Nba, ci credo"

L’ala dell’Alba Berlino parla di Nazionale, Mondiale, Germania e America: "Giocare in azzurro è diverso da tutto. E trasmette una carica pazzesca. Sento sempre Detroit: è interesse comune valutare le possibilità 2025"

Piero GuerriniPiero Guerrini

Pubblicato il 08.08.2023, 15:37

6 min

Una schiacciata tonante, un canestro in “rovesciata” dalla linea di fondo. Il pubblico di Trento in visibilio. «Questi gesti atletici mi sono sempre riusciti. Ma farlo davanti al proprio pubblico trasmette una carica pazzesca, poi non mi era ancora capitato in Nazionale e ne parlavo con Matteo (Spagnolo) l’altra sera: giocare bene, riuscirci in azzurro è diverso da tutto. La Nazionale è un’emozione incredibile, non c’è nulla di paragonabile». La prossima tappa del processo di crescita per Gabriele Procida è il Mondiale, anche se lui non si dice ancora sicuro di prendere il volo. La prima stagione di Eurolega con l’Alba Berlino si è chiusa a 5,7 punti in 15’ di media. Alla quinta presenza azzurra, Gabriele ne ha messi 10 di talento alla Cina. 


  
Procida, ci parli della prima stagione all’Alba. 
«Un’esperienza molto positiva, in una realtà completamente nuova, con regole di squadra diverse. I compagni mi hanno davvero aiutato nell’inserimento. Siamo partiti molto forte, poi abbiamo perso qualche partita di troppo in Eurolega. In Bundesliga siamo arrivati stanchi ai playoff. Ma sono stato bene, ho lavorato anche a livello individuale e il calendario pieno di gare mi piace. L’unico aspetto faticoso è legato ai viaggi». 
 
Cosa le è mancato dell’Italia nel primo anno all’estero? 
«Nel basket il tifo, da noi molto più caldo. Poi direi il clima freddo. E spesso è grigio. Certo, il cibo: ho ovviato con i ristoranti italiani». 
 
Bundesliga-Serie A: differenze? 
«Il gioco in Germania è più fisico, per una questione di stazza e ingombro. E ci sono più contatti. Ma è anche molto tecnico: sul piano dell’organizzazione in campo molto è nelle mani dei playmaker, mentre da noi c’è più circolazione di palla». 
 
A proposito di playmaker, lei ha giocato con Maodo Lo, acquisto di Milano. 
«Ragazzo super come il giocatore. Mi ha aiutato molto nell’inserimento. Ha qualità e farà bene a Milano. La scorsa stagione, all’inizio, ha avuto qualche acciacco». 
 
Lei a che punto è del percorso? 
«Ancora all’inizio. Ho compiuto progressi in particolare dal punto di vista fisico e ho più fiducia, sono più consapevole dei miei mezzi e dei limiti». 

 

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