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La bellezza dello sport oltre ogni confine

La contemplazione del gesto atletico risale all’antichità e nel tempo ha saputo vincere le resistenze e lo snobismo degli intellettuali

Ugo De VitaUgo De Vita

Pubblicato il 03.09.2026, 06:15

7 min

Resiste, malgrado tutto, l’idea dello sport come festa di pace o di tregua, oggi come nella antichità. La pratica delle discipline del corpo nasce con l’uomo e in ogni tempo e paese ha dato vita a duelli, giostre e sfide all’insegna del principio di lealtà. La parola sport è legata ad una storia linguistica singolare, dall’etimologia non incerta ma declinata a molte corruzioni, ad uso di termini diversi e a di diverso senso, segnaletiche mai univoche, che si intrecciano, ripercorrendo il concetto di convivenza umana. Sovente abbiamo guardato alla tradizione ellenistica per scovare ragioni e origini di questo e quello sport. Va ricordato che lo sport inteso oggi come tale è un mito moderno, di quelli che trattava Roland Barthes, decoubertiana attitudine umana, che ha raggiunto dimensione di fenomeno globale dell’agone. Ci giunge dal provenzale e dai parlari di quelle regioni in cui si diceva e scriveva del francese antico. Desport è il nome che stava ad indicare divertimento, libero svago, derivante a sua volta dal verbo latino deportare (portare via, uscire, fare una gita, magari fuori porta). In italiano il sostantivo è antenato diretto di diporto. Oggi tuttavia vogliamo, attorno e attraverso la scoperta del termine, fermare attenzione sul distinguo e sul solco di due diverse tradizioni, per molti aspetti contrapposte, favorendo concetti e osservazioni che si estendono persino all’arte. Picasso disse che l’arte greca era la perfezione assoluta, sottolineando come arte è espressione del tempo e del luogo e indicando per questo che occorre vivere il proprio tempo se pure ristretto ed esplorare i luoghi della mente. Da Michelangelo, Raffaello, Leonardo e Tiziano, Masaccio e Caravaggio stesso, natura non è né può essere solo paesaggio piuttosto il corpo. E sport è corpo, fisicità, dinamica, peso, forza, capacità aerobiche e loro combinazioni aerodinamiche.

Da Seneca a Cicerone

Vi chiederete ma lo sport secondo quale antico pertugio passi attraverso labirinti di tanta bellezza. Il concetto di armonia antica Dea unisce sforzo a sacrificio, preparazione di un progetto, valicare il limite, autentica essenza della fatica dell’atleta. Altro si consuma nel mistero della caduta, la sconfitta è poi il trionfo. L’età augustea in questo tratteneva Roma alla necessità di imporsi, di offrire la sfida e insieme l’alloro. La nostra culla di saperi e tradizioni tanto sul versante ellenistico-pagano quanto sul versante giudaico-cristiano esprime comunque prospettive diverse. Pochi sanno che vi erano i Romani arcaici e repubblicani, per i quali gareggiare nudi (gymnasion) era indecoroso e suscitava scandalo, contrario al mos maiorum (il costume degli antenati). L’esercizio fisico doveva avere ragione e senso solo se finalizzato alla salute o alla preparazione della gioventù per l’esercito (exercitus). La fatica fine a se stessa o la ricerca della bellezza estetica del corpo erano viste con sospetto. Qui la prima “diaspora” insanabile tra culto dell’apollineo e ideale latino. In Grecia, i cittadini partecipavano attivamente alle gare panelleniche, mentre a Roma lo sport, ludi circenses e munera gladiatoria, erano eventi allestiti da professionisti o schiavi per il divertimento e il “controllo” della folla. Nelle arene e nelle domus romane erano presenti raffigurazioni lo “sport” agonistico delle corse dei carri con i cavalli era immortalato in mosaici e poi in piccoli bronzi, celebrando i famosi aurighi, fantini, come veri eroi popolari. Va ricordato come intellettuali e filosofi romani nell’età imperiale assumevano un atteggiamento di supponente distacco e talvolta fastidio nei confronti degli spettacoli di massa e dell’idolatria per l’atletica. Lucio Amneo Seneca nelle “Lettere a Lucilio” condanna seccamente la violenza degradante dei giochi e l’ossessione del pubblico per l’arena.Occorre ribadire, oltre il luogo comune, che il pensiero latino non era contemplativo e neppure esaltava il corpo e le sue espressioni di culto ma non non era incline all’assoluto della violenza e neppure alla ostentazione della volgarità. Straordinaria è la scultura del Pugilatore delle Terme, altrimenti detto pugile a riposo meraviglia in bronzo rinvenuta a Roma ed esposta al Museo Nazionale Romano, che mostra un pugilatore seduto, esausto e con i segni dei colpi subiti sul volto, capolavoro di realismo ellenistico ma molto amato dai Romani. Come non ricordare la Statua dell’Apoxomedios, che raffigura un atleta intento a pulirsi il corpo da olio e sabbia con lo strigile? La copia in bronzo o marmo riprende l’originale di Lisippo; il celebre esempio è conservato nei Musei Vaticani. Luciano De Crescenzo nella sua spassosa e mai banale “Storia della filosofia” con ironia guardava alle opere e al pensiero greco e latino e faceva intendere come per il saggio stoico il tempo sprecato dietro le dispute sulle corse dei bighe al Circo Massimo o l’esaltazione dei lottatori, rappresentasse sintomo di una mente inquieta, incapace di dedicarsi alla vera cura sul perfezionamento dell’anima o al “piacere”. A mediare talune posizioni sullo sport, potremo chiamare in causa Cicerone, che sosteneva legittimità di svago ai giochi e alle distrazioni fisiche, purché rientranti nel concetto di moderatio e non astrazione per il cittadino chiamato ad osservare i doveri dello Stato (negotium). Lo svago fisico, il divertimento e lo sport come “gioco” a Roma è tollerato come “intervallo” necessario alla vita pubblica, alla battaglia, al piacere e ad una cura di sé che forse era secondo “ratio” persino superiore che non nell’antica Grecia. La vera grandezza del cittadino romano si misurerà nella virtù civile, nell’eloquenza e nell’impegno politico, non nella prestazione atletica. Ma se è vero che il teatro di Plauto e Terenzio non porta all’alloro di imprese di sport, dobbiamo sottolineare che, guardando alla “moralia” e pensando al popolo di Roma, siano riconoscibili tratti anche oltre idee retoriche di eroismo che si raccolgono nell’assertività dell’atleta. Organizzare, perimetrare spazi della vita come della mente, oltre la preoccupazione del diritto, anche quello dello sport, della sana competizione, l’incontro con l’altro non sempre e solo per assoggettarlo alla propria tradizione ma per arricchirsi di quella altrui: e scoprire che professionisti dello sport o dilettanti o amatori sono esempio di incontro di condivisione e di dialogo e in questo senso lo sport può dare davvero molto alle comunità, fuori e oltre barriere religiose, politiche e di confine.

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