
Neve o sabbia? Paura Franzoni
Colonnina di mercurio oltre i livelli di guardia a Garmisch-Partenkirchen, dove la seconda e ultima prova cronometrata sulla Kandahar 1 ha acceso i motori - e qualche campanello d’allarme - in vista della discesa di oggi. Si partirà alle 11.15, mezz’ora prima rispetto all’orario inizialmente previsto, per provare a sfuggire alle temperature più alte: una scelta quasi obbligata, con il termometro che ha superato i 15 gradi già durante il training n.2. La neve tiene, ma respira. Non è marmorea, non è invernale fino in fondo. Un tracciato che si ammorbidisce col passare dei minuti e che obbliga a raffreddare i bollenti spiriti.
Il bollettino
La seconda prova ha regalato emozioni forti, purtroppo anche in senso negativo. Brutta la caduta del finlandese Elian Lehto, volato nelle reti nella parte alta: trasportato in elicottero all’ospedale di Garmisch con un polmone collassato e la necessità di ricovero in terapia intensiva. Un brivido che ha attraversato il parterre. Brivido anche per Giovanni Franzoni, il più veloce nella prima prova. Il 24enne di Manerba del Garda ha visto volare via lo sci destro per l’apertura dell’attacco dopo una sollecitazione nella parte alta del tracciato. Una dinamica che ha ricordato a molti quanto capitato a Dominik Paris nel superG olimpico a Bormio. Franzoni, scivolato senza conseguenze fino a fermarsi, ha preferito non rilasciare dichiarazioni dopo lo spavento. A commentare l’episodio ci ha pensato proprio Domme: «Per fortuna non si è fatto nulla, ha salvato bene la situazione ed è quel che conta, può capitare quando sbatte così tanto, anche se non dovrebbe». E sulla pista: «Va un po’ meglio del primo training, più veloce e in armonia con le ondulazioni, la neve non è durissima perché fa caldo, ma tutto sommato le condizioni sono buone».
Casse guida gli azzurri
Indicazioni tecniche preziose, mentre il cronometro racconta di un’Italia che c’è perché il miglior tempo del training bis è stato firmato da Mattia Casse, avanti di appena 4 centesimi allo svizzero Alexis Monney. Già in evidenza nella prima prova, il "trattore" piemontese ha confermato il feeling e la solidità su un pendio che richiede sensibilità e coraggio. Le sue parole fotografano bene il momento: «Le prove sono sempre interlocutorie, è bello essere comunque presenti con la sciata, la mia sta evolvendo e in squadra ci abbiamo lavorato molto. È un buon viatico per le ultime gare della stagione». Interlocutorie sì, ma non troppo. Perché con questo caldo, su una Kandahar che cambia volto di ora in ora, ogni passaggio lascia tracce. Florian Schieder sarà il primo azzurro al cancelletto di partenza della discesa odierna col 6, seguito da Casse (7) e Paris (8). Franzoni, col pettorale 13, conoscerà i responsi di Odermatt (10), Allegre (11) e Monney (12), mentre il campione olimpico, Von Allmen, col 15 potrebbe trovarsi a mal partito. Si vedrà.
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