
Mattarella-Malagò: doppia scossa per Milano
Stupore. Ammirazione. Meraviglia. Bisognava vederli sgranare gli occhi i membri del Cio, radunati alla Scala, storica e felice scelta per l’apertura della 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale che conta più membri dell’Onu e attualmente riconosce 206 Comitati Olimpici Nazionali, in rappresentanza di altrettanti Paesi o territori, uniti per partecipare ai Giochi olimpici estivi e invernali. Uno stato d’animo collettivo, di fronte alla grandezza del tempio della lirica mondiale, efficacemente riassunto dalle parole di Kirsty Coventry, oro nei 200 dorso, argento nei 100 dorso e bronzo nei 200 misti ad Atene 2004; oro nei 200 dorso, argento nei 100 dorso, nei 200 misti e nei 400 misti a Pechino 2008. Dal 25 giugno 2025, l’Olimpionica è prima donna e prima africana a capo del Movimento dei Cinque Cerchi: «La Scala rappresenta lo spirito italiano: lo spirito dell’arte e della musica. Ed e’ con questo spirito che l’Italia accoglie gli atleti di Milano Cortina 2026. Il viaggio e’ stato lungo, a volte tortuoso ma è fantastico essere qui». A dare la prima scossa, anzi, due volte la scossa, a Milano e ai Giochi, hanno pensato Sergio Mattarella e Giovanni Malagò.
La tregua olimpica
Il Capo dello Stato non poteva festeggiare in un modo più significativo il decimo anniversario del giuramento che il 3 febbraio 2015, tre giorni dopo la sua elezione, prestò quale undicesimo presidente della Repubblica, rieletto il 29 gennaio 2022 all’ottavo scrutinio con 759 voti, divenendo dopo Giorgio Napolitano il secondo a essere riconfermato per un secondo mandato e il secondo più votato di sempre dopo Sandro Pertini. Dal 6 ottobre 2023, Mattarella è il presidente più duraturo negli ottant’anni della Repubblica. E, decisamente, è anche il più sportivo, assodati la partecipazione con la quale segue le diverse discipline che al Quirinale hanno sempre trovato un tifoso sempre pronto a condividerne i successi, celebrandoli con la sobrietà e lo stile che lo contraddistinguono. Gli stessi mostrati alla Scala, tenendo un discorso ricco di valori e di significati, olimpici e politici, strettamente legato all’attualità degli scenari internazionali. Con la tenacia di chi sa quanto sordi siano i destinatari delle sue parole, pari alla fermezza con la quale le ha pronunciate, Mattarella ha ribadito una volta di più che cosa voglia dire l’Italia in calce a queste Olimpiadi: «Chiediamo con ostinata determinazione che la Tregua Olimpica venga ovunque rispettata e che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi». La forza disarmata, l’ossimoro olimpico del Capo dello Stato, memore di quanto stabilì l’Assemblea Generale dell’Onu, il 19 novembre scorso la risoluzione sulla Tregua Olimpica per Milano-Cortina 2026, promossa dall’Italia. La votarono 165 Paesi, il testo chiedeva di far tacere le armi durante i Giochi Olimpici e Paralimpici, promuovendo pace e dialogo. Ciò che non promuovono i tiranni che invadono stati sovrani, bombardano e uccidono o gli aspiranti despoti che danno la caccia ai migranti o i massacratori del proprio popolo represso nel sangue. Reiterando la richiesta di tregua olimpica davanti al Cio, Mattarella ha compiuto un atto degno della sua splendida figura.
Roma 2040
Altrettanto può dirsi della figura di Giovanni Malagò, per dodici anni a capo del Coni, presidente più vittorioso nell’intera storia del Comitato Olimpico Nazionale, dal 9 ottobre 2018 membro del Cio, dal 9 dicembre 2019 presidente della “Fondazione Milano Cortina 2026”, il Comitato Organizzatore dei XXV Giochi Olimpici Invernali. Che l’Italia organizza per la terza volta nella storia anche per merito assoluto di Giovanni. Bisogna ribadirlo forte e chiaro, a due giorni dall’apertura dell’Evento che ci catapulta al centro del mondo e lascerà al nostro Paese, in termini non soltanto sportivi, ma di investimenti e infrastrutture, un’eredità auspicabilmente pari alla legacy di Torino 2006. Dopo la frustrante delusione della mancata candidatura di Roma 2024, autentico suicidio del Palazzo, Malagò ha avuto la cocciutaggine e l’orgoglio di prendersi la rivincita e ha vinto la corsa 2026. Un mese fa, intervistato da Repubblica, ha ricordato: «Queste Olimpiadi nascono dal no a Roma. Nel sostenere la candidatura di Tokyo 2020, avevo tessuto una rete di relazioni e consensi che avrebbe spianato la strada all’Italia nel 2024. Poi sapete com’è andata. Ci sta dire no alle Olimpiadi, prima di correre. Noi però avevamo portato la barca in mezzo al fiume e siamo tornati indietro. È stato uno sgarbo alla capitale di cui il Coni è rimasto vittima. Allora ci siamo chiesti: come possiamo ridare prestigio, e dignità al Paese? È nato così il dossier 2026 a cui abbiamo lavorato io, Diana Bianchedi, Anna Di Luca e Danilo Di Tommaso. Milano da sola non ce l’avrebbe fatta. Il Piemonte e Torino hanno fatto la scelta autolesionista di andare da soli, il Veneto e Cortina sono stati rapidi nel cogliere l’occasione. Eccoci qui: Milano Cortina». Giovanni, alla Scala si è goduto tutta la soddisfazione di chi ha firmato un capolavoro: «La Scala, con la sua capacità di essere simbolo globale di eccellenza e soprattutto la capacità di parlare alle persone di tutti i popoli, oltre ogni barriera, è il simbolo di ciò che le Olimpiadi invernali offrono. Questi sono i tempi più contrastati nella storia recente e questi sono più che mai i Giochi della speranza. Sono un evento globale che è anche una vetrina delle eccellenze italiane. Il messaggio di pace, lanciato dagli atleti, risuonerà con forza in ogni angolo del mondo». Parole giuste pronunciate dal candidato al consiglio esecutivo, il governo del Cio di cui fanno parte la presidente Kirsty Coventry, i quattro vicepresidenti e dieci altri membri. Entrarne a far parte sarebbe un altro, prestigioso successo per lo sport italiano, anche in chiave candidatura Roma 2040. Giovanni, si sa, ha la testa dura.
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