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Federica Brignone: "E adesso… le Olimpiadi"

Sguardo al futuro e obiettivo chiaro: "Arrivare ai Giochi con il mio palmares sarà tosto e stressante, cercherò di stare tranquilla e di isolarmi"

Damiano Franzetti Damiano Franzetti 

Pubblicato il 30.03.2025, 06:00

5 min

È un carico preziosissimo quello che ieri, all'ora di pranzo, è arrivato a Malpensa con un volo da Parigi. Un carico fatto di vittorie meravigliose rappresentate – come si conviene – dai globi di cristallo assegnati a chi si aggiudica la Coppa del Mondo di sci. E sul tavolo di una sala dell'aeroporto ce ne sono ben quattro: sono quelli portati da Federica Brignone (la coppa assoluta, due di specialità e il trofeo per il miglior team) al termine dei mesi che hanno riscritto la storia contemporanea dello sci italiano. Lei, la regina azzurra delle nevi, è accolta da un boato da parte del suo fans club, un'esplosione di gioia meritatissima per una stagione «imprevedibile, irripetibile, folle ed emozionante» come ha detto la stessa Brignone in uno dei collegamenti in diretta TV dalla Malpensa.

L'emozione di Brignone

Accompagnata dal presidente federale Flavio Roda, Brignone appare stanca per il viaggio ma anche lucida nel ripercorrere mesi memorabili. Senza fronzoli, senza concedere nulla alla prosopopea («La coppa? L'ho sollevata ma senza tante cerimonie: la parte più emotiva l'avevo già vissuta a La Thuile»), come è nello stile del personaggio, ma raccontando senza remore la sua annata d'oro. «Mi sono emozionata per tutto l'inverno – spiega dopo aver guardato il video celebrativo preparato dalla FISI – e a ogni weekend sono riuscita a sorprendermi. Ho disputato 24 gare e ne ho vinte 10 con 16 podi totali in tre discipline, su piste e in condizioni differenti: per me è stato un orgoglio e un onore portare a termine una stagione del genere in cui sono andata bene anche quando non me lo aspettavo, come a Garmisch». Ma come è nata un'annata del genere? «Per me già la scorsa stagione era stata super: è vero, non avevo vinto “niente” a livello di coppe ma ero soddisfatta di come avevo sciato. Ho cercato dai imparare dai miei errori, ho lavorato ancora di più su di me e sono spesso riuscita a primeggiare: dal punto di vista sciistico mi sentivo bene fin dall'estate anche se poi riprodurre le sensazioni in gara non è facile. Però avevo una certezza: il mio sci, il feeling sulla neve, la performance che ero in grado di fare. Sono riuscita a mettere il mio miglior sci in quasi tutte le manche e dando il mio 100% ho spesso vinto». 
Nel momento della festa, Federica non dimentica chi le sta intorno: dallo staff azzurro alle compagne di squadra fino allo skiman Mauro Sbardelotto e al fratello Davide, coach integrato nei quadri azzurri e ritenuto fondamentale nei successi della “Tigre” valdostana. «La sua presenza è molto importante e mi ha tolto di dosso parecchia pressione: era una scelta difficile, quella di avere Davide in squadra, ma sono orgogliosa di aver percorso questa strada». E per Davide – che compare alla fine, per le foto di rito - arriva anche la benedizione del presidente Roda: «Quando abbiamo scelto di farlo entrare nei quadri federali ci sono bastati 5' – ricorda il numero 1 della FISI –. Quando un coach ha a che fare con atleti così forti talvolta ha timore a riprenderli. Il fatto che siano fratelli permette a Davide di avere un rapporto diverso con Federica e credo che le abbia dato quel supporto in più che le mancava».

Brignone, obiettivo Olimpiadi

Dopo un’annata che lei stessa giudica irripetibile, è logico che tifosi e addetti ai lavori guardino già alla prossima, quella delle Olimpiadi da disputare in casa. «Sicuramente arrivare ai Giochi con il mio palmares sarà tosto e stressante, quindi cercherò ancora di più di stare tranquilla e di isolarmi perché avrò ancora più bisogno di gestire la pressione. Ogni stagione è diversa dall’altra e può cambiare tutto, mi auguro di essere altrettanto competitiva. Io portabandiera? Fa piacere ma non dipende da me: io ho fatto il possibile con i miei risultati, decidono altri. Sono però orgogliosa anche solo per essere considerata». E per puntare ai Cinque Cerchi si comincia dall’umiltà: «Ogni volta bisogna analizzare gli errori: ne abbiamo fatti pochi ma credo si possa sempre fare qualcosa meglio e per ottenere grandi risultati un atleta deve appunto lavorare per crescere sempre. Stileremo un programma e vedremo come fare».

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