
“Aggressiva e fredda. Mi nascondo e tocco”
Gaia Caforio è tornata dalla Cina dopo aver disputato il suo primo Campionato del Mondo Assoluti da protagonista, tanto da aver vinto l’oro a squadre e chiuso la prova individuale con un ottimo 12° posto. Tante le emozioni provate in pedana e fuori ma lei, torinese doc e classe 2003, ha dimostrato di saperle gestire tirando da spadista d’esperienza, anche se il contesto era stellare, il massimo se si esclude l’Olimpiade. Partiamo proprio dallo sguardo verso Los Angeles: «Inutile negare – ha esordito Gaia – che è un obiettivo, soprattutto dopo quanto fatto ai Mondiali di Hong Kong. Obiettivo esserci, ma non solo per partecipare. La squadra ha dimostrato grande affiatamento e l’alchimia necessaria per fare grandi cose e ottenere il l’oro. Ero alla mia terza gara importante con le mie compagne, campionesse olimpiche, dopo gli Europei Assoluti in Francia e l’ultima prova di Coppa del Mondo. Sono stata accolta con grande calore e ho vissuto benissimo il Mondiale».
Dove tutto è partito
A distanza di alcuni giorni cosa le è rimasto nella testa e nel cuore? «Non è stato facile, per l’importanza della posta in palio, il contesto e altri fattori ma ero molto tranquilla, sia nella gara singola che in quella a squadre. Ci ha aiutato molto il fatto di esserci sostenute a vicenda anche nei momenti difficili. Li abbiamo affrontati e superati insieme e alla fine eravamo felicissime. Non è mai venuta meno la fiducia reciproca e nell’ultimo assalto di finale contro l’Estonia ci siamo strette attorno ad Alberta Santuccio, chiamata come sempre al non agevole compito di chiudere i giochi, completando così l’impresa». Facciamo un passo indietro per scoprire come Gaia Caforio è diventata una schermitrice. A che età e dove? «Stavo camminando con mia madre al Parco del Valentino e siamo entrate a Villa Glicini, l’ex Club Scherma Torino, per chiedere informazioni. Di lì è iniziato tutto, con il feeling immediato per la scherma. Sono poi passata all’Isef e da oltre sette anni mi alleno all’Accademia Scherma Marchesa. Prima con il maestro Mauro Regano, poi con Andrea Pellissetti. Sempre con il supporto e la supervisione del maestro Dario Chiadò, anche CT della nazionale di spada femminile. Ho iniziato relativamente tardi, a 11 anni, cercando di apprendere qualcosa da ognuno dei miei maestri. Il percorso è ancora in atto e sono consapevole, ma ciò è positivo vista la mia età, di non essere ancora completa tecnicamente. Prima costruisci l’atleta, poi lavori sul dettaglio ed è ciò che stiamo facendo».
I prossimi obiettivi
Come si definirebbe in pedana? «Aggressiva anche se sto cercando di alternare questa caratteristica con quella di attendista. Un giusto mix non guasta. Inoltre, direi che sono fredda e difficilmente lascio trasparire ciò che provo. Non soffro di ansia da gara e non dando punti di riferimento alle mie avversarie riesco a sorprenderle. Nel mio percorso, iniziato con la Nazionale da Under 17, ho anche subito diverse sconfitte ma le ho prese come opportunità per crescere e migliorare. Nel complesso mi considero una persona aperta, solare e determinata. Amo dire ciò che penso e anche per questo posso affermare di avere nella lealtà uno dei miei valori». La scherma perché? «La si legge quasi sempre come un duello contro l’avversaria di turno. In realtà la vivo come una sfida con me stessa nella quale la componente mentale è massima. È proprio questo uno dei motivi per cui mi ha subito affascinata». Quali i prossimi obiettivi schermistici? «Mi piacerebbe vincere un titolo italiano assoluto dopo aver conquistato quelli da Under 20 e Under 23. Raggiungere il top nelle maggiori competizioni continentali e mondiali, Olimpiadi comprese».
Hobby e ritorno al lavoro
Gaia Caforio ha poco tempo per gli hobby, ma non le mancano. Quali sono? «Ho iniziato a frequentare l’Università (Scienze Motorie) ma al momento ho dovuto smettere perché l’impegno era inconciliabile con lo sport di alto livello, gli allenamenti, le gare, gli spostamenti. Quello universitario rimane un obiettivo a più lunga scadenza. Ama cucinare, uscire con gli amici, disegnare e scrivere, anche rianalizzando quanto successo in gara». Famiglia di sportivi, la sua? «Mio fratello giocava a calcio, ora lo fa per diletto. Anche mio padre ama il pallone. Mia madre faceva danza e mia nonna scherma, anche se non è lei, come detto, il motivo per il quale mi sono avvicinata alle pedane». Un orgoglio, per Gaia, quello di essere torinese. Come vive il rapporto con la sua città? «Torino mi piace molto. È una città vivibile che stupisce chi non la conosce. Non la cambierei con altre città del mondo». Quando ripartirà con gli allenamenti? «Il 23 agosto sarò in un camp a Bardonecchia organizzato dalla Marchesa. Il 3 settembre riprenderò gli allenamenti anche perché già ad ottobre scatterà la Coppa del Mondo. Un ringraziamento particolare all’Aeronautica Militare, corpo di cui faccio parte dal 2021».
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