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Canet è già grande, Ekstroem dice Ford

I primi verdetti del Rally Raid più famoso del mondo: lo spagnolo della KTM a 20 anni è il più giovane vincente nelle moto

Mathias CantariniMathias Cantarini

Pubblicato il 04.01.2026, 06:45

4 min

La Dakar 2026 è entrata nel vivo dell’azione con il Prologo che, come da tradizione, ha inaugurato il Rally Raid più duro del mondo. I primi 22 chilometri alle porte di Yanbu, sul Mar Rosso saudita, hanno premiato Edgar Canet tra le moto e Mattias Ekstroem tra le auto. Canet, al via con la 450 Rally del Team Red Bull KTM Factory Racing, si è preso la sua prima assoluta alla Dakar diventandone a 20 anni, 9 mesi e 18 giorni il vincitore più giovane della storia. Dopo il successo al debutto dello scorso anno nella Rally2, quest’anno lo spagnolo parte tra i favoriti della classe RallyGP. «Sono veramente felice per il ritmo che sono riuscito a tenere restando comunque in sicurezza sulla moto - ha commentato al termine della prova il catalano -. Sono stato attento a seguire ogni nota del roadbook e sono molto soddisfatto di non aver commesso errori. La Dakar è appena cominciata ma ho un buon feeling, sono veloce anche senza essermi preso rischi e questa è la cosa più importante». Il ventenne ha preceduto per soli tre secondi il compagno di squadra e vincitore della passata edizione Daniel Sanders confermandosi tra i protagonisti anche nell’edizione 2026. A completare il podio della classe moto il due volte vincitore Ricky Brabec in sella alla Honda CRF450 Rally del Team Monster Energy Honda HRC a soli cinque secondi da Canet. Paolo Lucci è il migliore degli italiani, 29° assoluto (15° di classe Rally2), con un ritardo di 1’10” da Michael Docherty vincitore di classe.

Le parole di Ekstroem

Tra le auto il successo del Prologo è andato a Ekstroem con la Ford Raptor del Team M-Sport. Lo svedese ha preceduto il compagno di squadra Mitch Guthrie di otto secondi, lo stesso ritardo di Guillaume De Mévius su Mini del X-RAID Team e del cinque volte vincitore della Dakar Nasser Al-Attiyah con la Dacia Sandriders. «È stata una tappa molto più difficile di quanto mi aspettassi - ha esordito Ekstroem -, sia per la navigazione che per quanto riguarda la presenza di pietre. Abbiamo fatto un buon lavoro e portato a casa la tappa in maniera pulita. Con la macchina mi trovo perfettamente. Le novità portate quest’anno stanno funzionando, anche la squadra sta lavorando bene, non abbiamo più scuse». Quinto l’americano Seth Quintero con la prima delle Toyota Hilux GR a precedere il campione in carica Yazeed Al-Rajhi. Ottavo a quindici secondi Carlos Sainz Sr con la terza delle Ford Raptor ufficiali, buono il debutto di Toby Price sulle quattro ruote, dopo le due Dakar conquistate in moto: sedicesimo e davanti al nove volte iridato rally Sébastien Loeb.

Le insidie del deserto

Ieri si sono corsi i primi chilometri utili per prendere il ritmo del deserto prima del via della prima speciale di oggi. 305 chilometri di segmento cronometrato interrotti a due terzi da una neutralizzazione nella quale i concorrenti potranno sostituire gli pneumatici (una delle novità dell’edizione 2026) dopo che i primi 200 chilometri avranno subito messo a dura prova la resistenza di piloti e mezzi con fondi rocciosi interrotti da brevi segmenti di dune. I concorrenti al termine della speciale torneranno nuovamente al bivacco di Yanbu per l’ultima volta in questa prima settimana, prima di tornarci il prossimo 16 gennaio per disputare l’ultima tappa della Dakar 2026.

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