"La mia sfida all’ego attraverso il pugilato"

L’ex campione europeo Blandamura: "Porto nei teatri, nelle scuole e nelle carceri gli insegnamenti dello sport e del buddismo. La coerenza e la forza sono dentro di noi"

Ugo De VitaUgo De Vita

Pubblicato il 03.02.2026, 06:00

8 min

Non conto più i miei studenti, quelli avuti a lezione in Università a Roma, Firenze, Milano, Padova, Udine con le ore, poche o molte che fossero, che scorrevano veloci come deve essere quando si avverte vocazione e gioia. Mi appaiono a distanza di lustri i loro volti, le espressioni di soddisfazione o di rammarico, per un esame superato, una valutazione che portava sconforto o una breve rabbia. Trovarsi davanti un atleta cui poter dare qualcosa in fatto di umanesimo, letteratura e arte, mi è parso importante, quando ne abbia avuta occasione. In quella “giostra” di volti di ragazzi e ragazze, che volevano apprendere, vi è stato anche chi campione lo era già. Incuriosito da seminari e master, già campione europeo, pronto alla sfida per il titolo mondiale che lo attendeva dopo un viaggio transoceanico, c’era tra i miei allievi in remoto Emanuele Blandamura. Scambiammo telefonate prima e dopo la sfida mondiale, che venne solo poche settimane dopo il nostro primo incontro al Coni a Roma.

"Lassù qualcuno mi ama..."

Emanuele Blandamura, il ragazzino entrato in palestra con l’aria “da bulletto di periferia”, messo alla porta da un istruttore “illuminato”, fattosi grande atleta, raccoglieva quanto seminato, per chiudere poi una carriera da ottimo professionista del ring. Peso medio naturale, dalla conquista della corona europea esprimeva tutto quanto il codice etico possa offrire nello sport, come nella vita. «Piacere Blandamura…lei che materie insegna, prof?», furono le prime parole che mi rivolse. Ero incuriosito dalla sua figura, dalla sua gentilezza e dal garbo, e quando fu premiato da Malagò, lui campionissimo dei medi, mi consegnò a una emozione particolare, poiché destino volle ci si trovasse in posa, nel Salone delle Cerimonie del Coni, per una foto di gruppo che ricordava Angelo Jacopucci, il leggendario campione, anche lui peso medio, che morì dopo un incontro a Bellaria nell’ Ospedale di Bologna, a seguito del colpi di Alan Minter proprio per il titolo continentale. Era questa la materia del cortometraggio mio e dei miei studenti Dams “Pugni e cielo”, evocazione breve e intensa, impreziosito dai camei di Gabriele Lavia e Franco Castellano, amici e colleghi straordinari. Così ebbe inizio questa amicizia e questo scambio con Emanuele, un giovane, oggi un uomo fatto, che, nella sensibilità acutissima, ha saputo scrivere una pagina di boxe di eccellenza, per poi iniziare un percorso all’insegna della solidarietà e dell’inclusione che lo ha reso guida e modello per giovani e giovanissimi in palestra e fuori. Emanuele sognava scrivere e poi in effetti ha scritto, se pure a quattro mani, un libro sulla sua vita, con accanto un maestro come Antonino Mancuso, un libro che ha entusiasmato tanti lettori. Cominciammo con Emanuele, quelle conversazioni durante il Covid, finivano per essere pillole di letteratura di cinema e altro ancora. Come quando gli raccontai che la sua storia mi riportava a un film sulla boxe che avevo veduto fanciullo alla televisione, in bianco e nero “Lassù qualcuno mi ama …” con la leggenda Paul Newman. A poco a poco il campione sgusciante e agile come un felino e forte come una tigre, dal passo di gazzella, si rivelava in tutta la sua semplicità. «Sono nato a Udine il 19 dicembre 1979. La mia vita ha subito una deviazione improvvisa: da Udine a Roma, in soli otto mesi di luce, cambiamento che nessuno si aspettava. Tantomeno io che ero bambino».  
 

E poi cosa è accaduto?  
«Prof, lo sai com’è dover crescere alla svelta e poi vivere molte vite nostro malgrado… Ecco che nel tempo ho dovuto incontrare “parti di me” che non avevo mai preso in considerazione o forse avevo dimenticato. Ho capito lungo il cammino una cosa fondamentale: non puoi guarire da ciò che non accetti. Siamo portati a una fuga dai problemi, per dare colpa agli altri delle nostre tragedie. Così ero io».  
 

E il pugilato? 
«Il pugilato è stato quello che ha rovesciato tutto nella mia vita. Il dolore non si cancella, ma si può trasformare in energia positiva: perché positivo e negativo sono energie, e la scelta si manifesta attraverso l’azione. Se non agisci, le ferite dell’infanzia diventano i problemi dell’adulto. Io li avevo tutti». 
 

Quando è arrivata la boxe nella tua vita? 
«La boxe credo sia arrivata nel momento giusto, più tardi rispetto ad altri professionisti. Ed è arrivata perchè io mettessi freno alla tristezza e alla rabbia. Dovevo fare “quell’azione” responsabile che avrebbe scritto un nuovo capitolo della mia esistenza. Il pugilato è stato il mezzo su cui ho puntato tutto me stesso e, grazie ad esso, ho iniziato a conquistare consapevolezza. L’ho capito bene: avere ragione spesso significa restare esattamente dove sei. Nella ragione vive l’ego, e l’ego non guarisce». 
 

Sei buddista, vero? 
«Il buddismo è arrivato nella mia vita nel 2010 e mi ha cambiato cambiare da dentro. So che le religioni possono apparire tutte uguali nello scopo; ma la differenza non è nella religione in sé: è in ciò che noi scegliamo di farne. Per me la fede significa “fiducia in ciò che fai”, nelle azioni che compi ogni giorno in direzione di luce. Nel mio libro racconto proprio come ho trasformato le difficoltà in opportunità di crescita. Quella che chiamo “la mia vita è come un grande spettacolo” oggi la porto nelle scuole, nei teatri e negli istituti penitenziari, attraverso il progetto “Boxando si impara”: un vero e proprio cammino che facciamo insieme». 
 

In questo tuo progetto hai avuto accanto la federazione? 
«La Federazione Pugilistica Italiana ha voluto che su questa mia idea nascesse un progetto e che entrasse nella vita dei ragazzi, e il riscontro ricevuto ci ha confermato la direzione intrapresa. La famiglia poi è un supporto fondamentale, il più autentico che possiamo avere al nostro fianco. Io ho la fortuna di poter abbracciare ancora mia nonna, colei che si è presa cura di me. È meraviglioso! Non bisogna mai dimenticare che l’amore è l’atto più forte che possiamo esercitare nella nostra vita». 
 

Vivi l’amore con Silvia?  
«Sì, con Silvia parliamo spesso delle situazioni che ci accadono. La cosa più bella è comprendere che non sempre esiste una risposta, esiste invece un percorso che, passo dopo passo, conduce a una risposta e insieme “ripara”. E quel cammino è la crescita. Come dico spesso ai ragazzi: non fatevi fregare dai social, dai falsi miti, dagli status simbol dei Vip. Cercate la coerenza e la forza in voi. Se la troverete non è detto che basti: un proverbio indiano dice che per conoscere davvero qualcuno bisogna camminare “sette lune” con le sue scarpe». 

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19 Prezzo standardRisparmi il 53%

    9,00al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29 Prezzo standardRisparmi il 34%

    19,00al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,00al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario