Spocchia e cacao, la ricetta Malinin
Ilia Malinin ha tratti da bambino che ostentano ancor meno dei suoi leggiadri ventun’anni. E stimmate da saltatore con l’asta. La disciplina, per antonomasia, delle grandi dinastie: Bubka, Isinbayeva, Duplantis. Figure iconiche, financo leggendarie, in presenza delle quali l’ambizione del resto del mondo arrancava titubante, semmai, fino ai pressi del secondo posto. Ecco: quello dell’individuale maschile di figura, alle sempre più imminenti Olimpiadi di Milano Cortina, rischia concretamente di essere l’unico podio a cinque cerchi con due soli gradini in palio. Tale è il divario, nel concetto prima ancora che nell’esibizione, tra il fenomenale talento americano e il resto della pur folta concorrenza. Gli altri fanno a sportellate tra loro per un pezzetto di gloria, Malinin gioca con se stesso a dare del tu alla perfezione. L’origine più profonda della scintilla che arde nel corpo semi-divino del ragazzo venuto dalla Virginia - che non a caso si è auto-proclamato “QuadGod”, ovvero “Dio dei quadrupli”, sui social - non è nota nemmeno a lui stesso. "Un po’ la genetica, un po’ l’allenamento: non saprei davvero dire", fa spallucce a precisa domanda. Dedizione e mentalità, in effetti, non gli hanno mai fatto difetto, nemmeno in (ancor più) tenera età. E i cromosomi sono quelli di papà Roman Skorniakov e di mamma Tatiana Malinina, da cui ha ereditato il cognome per timore che quello del padre fosse troppo complesso da utilizzare dalle parti di Fairfax, dove è nato nel 2004. I genitori sono cresciuti in Unione Sovietica e, entrambi pattinatori, hanno poi rappresentato sulla scena internazionale l’Uzbekistan, Giochi di Nagano 1998 e Salt Lake City 2002 compresi. Ieri atleti e oggi tecnici del figliolo, che gara dopo gara sta letteralmente riscrivendo la storia della disciplina. In termini più prosaici, Malinin non conosce sconfitta in un evento ufficiale dal novembre del 2023, quando ancora era un teenager. Ma il filotto di vittorie inanellate nei due anni successivi rappresenta la parte meno intrigante, tutto sommato, della gloriosa vicenda.
Nel mirino c'è un salto quintuplo
Tanto per rendere l’idea: lo scorso novembre, a Skate Canada, il pattinatore a stelle e strisce si è imposto con 333.81 punti, davanti all’estone Selevko (257.21) e al giapponese Miura (253.69). E basta buttare distrattamente l’occhio ai punteggi tra parentesi per prendere coscienza dell’abisso che separa Malinin dal resto del mondo. Come se non bastasse, quello che è il suo miglior riscontro in carriera (almeno finora...) l’ha ottenuto senza ricorrere al mitologioco quadruplo Axel, salto con quattro rotazioni e mezzo che nessun altro è mai stato in grado di completare all’infuori di lui. E che ha contribuito in maniera significativa, appunto, a forgiare l’appellativo di “QuadGod”. Che, auto-assegnato, tradisce anche quel pizzico di spavalderia che non guasta. "Molte persone sostengono che sia arrogante, ma mi aiuta a pensare meglio: se dico a qualcuno che sono il miglior pattinatore al mondo, questo mi motiva a lavorare ancor di più", ha spiegato con estrema naturalezza. La medesima con cui completa i quadrupli Axel e i backflip, salti mortali all’indietro a lungo vietati a causa della loro pericolosità. Ma vincere non basta a Malinin, per cui le medaglie d’oro sono soltanto la base di partenza. Il 21enne americano ambisce ad andare sempre un passo oltre, al punto da aver già messo nel mirino - ma se ne parlerà dopo i Giochi - un salto quintuplo. "Andare per la propria strada può far sentire soli, ma è anche un’opportunità per ispirare gli altri: mi chiedo spesso quali siano i miei limiti", una delle sue massime già divenute aforisma. Nel frattempo ha svelato uno dei suoi rituali segreti prima di affrontare le gare: mangiare cioccolato. Ma agli avversari difficilmente basterà imitarlo fuori dal ghiaccio per acciuffarlo anche in pista...
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