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"Sogno il Master e l’Open d’Italia"

Il biellese e la settimana tricolore: "A Torino conosco bene il campo e le aspettative che ne derivano".

Roberto BertellinoRoberto Bertellino

Pubblicato il 05.06.2026, 06:00

5 min

Gregorio De Leo e il golf nel destino. È proprio il caso di dirlo fotografando uno dei volti nuovi del movimento italiano e internazionale. Biellese, classe 2000, in stagione ha già centrato quattro top10 nel massimo circuito europeo (DP World Tour), l’ultima domenica scorsa con quarto posto nell’Austrian Alpine Open. Il piemontese aveva già colto l’ottava piazza nel Soudal Open, la settima nel Turkish Airlines Open e la nona nel Qatar Masters. In Austria ha eguagliato il suo miglior risultato di sempre nel circuito, raggiunto nel 2025 nel Danish Golf Championship. Come è arrivato al golf Gregorio De Leo? “Grazie a mia mamma che ha iniziato a praticarlo quando avevo sei anni. Per una vita il mio punto di riferimento è stato il Golf Club Le Betulle di Biella. Continuo a vivere a Biella anche se mi alleno ad Arzaga con il mio maestro Alain Vergari, ormai guida indiscussa e artefice della mia crescita tecnica dal 2019. Un gran bel circolo con delle ottime facilities”. Ha praticato altri sport da ragazzo e come mai la scelta definitiva l’ha portata verso i green? “Ho fatto un po’ di calcio, come quasi tutti i bambini, e nuoto a livello agonistico fino ai 14 anni. Ho optato per il golf in ragione del suo fascino indiscusso e della possibilità che ti offre, in quanto sport individuale, di decidere in prima persona cosa fare o non fare, essere padroni della situazione nella quale ti vieni a trovare”.

"Nel golf come nel tennis"

Lei ha fatto tutti gli step che conducono al professionismo da protagonista. Come li ricorda? “Con gioia perché sono stati basilari per crescere. Sono passato dall’Alps Tour a quello che si chiamava Challenge Tour e diventato professionista nel 2021, una stagione vissuta in parte da amateur e in parte, da agosto, nella veste di Pro. Nel 2024, attraverso le qualifiche, ho conquistato la prima carta per il DP World Tour, circuito nel quale ho giocato lo scorso anno ma disputando poche gare. Così ho dovuto riconquistare la “carta” e sono riuscito a farlo. In stagione sto disputando più tornei (sono già quattordici, ndr) e i risultati stanno arrivando”. In quanto piemontese lei raccoglie un’eredità pesante come quella dei fratelli Molinari, ancora in gara ma nelle parti finali delle rispettive carriere. Sente questo tipo di responsabilità? “Sono stati e sono ancora due grandi esempi. Li conosco bene e mi hanno dato consigli. Mi sono anche allenato con loro ed è stato un privilegio. È importante essere parte di un gruppo di giocatori forti e il movimento italiano li ha espressi e li esprime. Penso a Matteo Manassero, a Guido Migliozzi, a Francesco Laporta, ad Andrea Pavan… Un po’ come accade nel tennis devono esserci dei giocatori trainanti per pungolare i più giovani a crescere, soprattutto quando sono ancora degli amateur”.

"Ecco il mio sogno"

Che lavoro state facendo con Alvin Vergari? “Guardiamo al futuro pensando al prossimo triennio. Si tratta di interventi sia di tipo tecnico che fisico. L’obiettivo è essere sempre più regolare nell’arco delle quattro giornate di gara. Così come giocare nel PGA Tour”. Quale invece il sogno? “Quello di poter giocare il Master da protagonista perché cade nella settimana del mio compleanno”. Tra poco al Golf Club Torino ci sarà l’Open d’Italia. Per chi lo gioca quasi in casa come lei cosa significa? “È una gara particolare per noi italiani, a maggior ragione per me quest’anno in quanto piemontese. Conosco bene il campo perché mi ci sono allenato spesso e questo rappresenta un valore aggiunto. Rimane per noi italiani una settimana particolare, con le aspettative sempre alte da gestire e la maggior pressione rispetto a quella di altri appuntamenti. Sarebbe una gran bella cosa alzare il trofeo”.

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