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Tutti contro Pogacar, Ciccone grandi sogni

La Vuelta e le classiche canadesi hanno chiarito la forma dei big verso il Mondiale: lo sloveno in pole per il bis. L’azzurro ha trovato la sua dimensione nelle prove di un giorno. Ma attenzione a Evenepoel e Del Toro

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 16.09.2025, 06:30

4 min

Madrid e Montreal sono distanti quasi 6.000 chilometri. Ma le indicazioni arrivate nelle ultime ore dall’una e dall’altra parte, con la claudicante chiusura della Vuelta e lo svolgimento delle classiche canadesi di fine estate, sono destinate a convergere. Dove? Su Kigali, naturalmente, la capitale del Ruanda che - da questo weekend e per tutta la prossima settimana - ospiterà la prima edizione africana di sempre dei Mondiali. S’è già detto di tutto: dagli adiacenti conflitti nella Repubblica Democratica del Congo alla somministrazione del vaccino contro la febbre gialla, dalle difficoltà logistiche delle delegazioni ai vertiginosi costi della trasferta. Ora, però, è arrivato il momento di far parlare la strada.

Pogacar contro tutti

E quindi? E quindi, ancora una volta, sarà Pogacar contro tutti. E tutti contro Pogacar. Il campione del mondo in carica è tornato alle gare proprio in Canada, dopo il successo al Tour de France e le grandi fatiche della prima parte di stagione. E - notizia! - non ha vinto. O meglio: proprio a Montreal, domenica, arrivato sul traguardo insieme al compagno di squadra McNulty, ha ceduto a lui il successo con grande signorilità. Anche perché il suo mirino è puntato altrove. Sul Ruanda, appunto, dove provare a confermare la maglia arcolabeno conquistata un anno fa a Zurigo. Il tracciato, d’altronde, strizza l’occhio allo sloveno: l’altimetria è quella di una “classicona” molto selettiva, con dislivello finale di quasi 5.500 metri, qualcosa di paragonabile a un tappone alpino o pirenaico. E, in più, ci sarà il fattore altitudine: si correrà a circa 1.500 metri sul livello del mare.

Vingegaard ed Evenepoel i big che scalpitano

Le condizioni, insomma, sono molto particolari per un Mondiale, più esigenti persino del già severo percorso di dodici mesi fa in terra svizzera. Roba da scalatori, roba da uomini di montagna. Epperò, ai nastri di partenza, non ci sarà Vingegaard, uno dei big che ha deciso di dire di no al richiamo dell’Africa. Altro tassello del puzzle iridato che Pogacar spera di comporre nuovamente domenica 28, lungo i 267,5 chilometri nel menù di giornata. Tra i principali contendenti ci sarà il belga Evenepoel, con cui inscenerà un gustoso antipasto già questa domenica, con l’oro iridato della cronometro in palio, ma anche lo spagnolo Ayuso, lo scatenato messicano Del Toro, un Pidcock uscito con grande fiducia dalla Vuelta. E poi i vari Almeida e Hindley, Carapaz e Healy, Arensman e Vine, con Skjelmose capitano della Danimarca in vece di Vingegaard e Roglic alternativa di lusso in casa Slovenia. Senza dimenticare un Alaphilippe nuovamente pimpante.

Ciccone grandi sogni

E l’Italia? Non menzionata in precedenza, ma soltanto per riservare agli azzurri un paragrafo a parte. Anche perché le indicazioni in uscita dalle ultime tre settimane spagnole sono state confortanti e, nel frattempo, la Federazione ha ufficializzato la volontà di presentarsi a Kigali al gran completo. Con Ciccone prima punta, intanto: l’abruzzese nel finale della Vuelta è parso di nuovo pimpante, dopo i guai fisici attraversati, e nelle prove di un giorno pare aver trovato la sua dimensione più autentica. Come dimostrato, di recente, a San Sebastian. Ma non è finita qui, perché Pellizzari è più presente che futuro. E, al loro fianco, dovrebbero pedalare Fortunato, Tiberi, Bagioli, Cattaneo e, con un occhio alle crono, anche Sobrero. E l’ultimo ballottaggio tra Caruso e Frigo, a seconda delle condizioni del veterano. Così il ct Villa medita di andare all’assalto di Pogacar. Come tutti.

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