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Fratelli d’assalto: Vinge avvisato

Ma la sensazione è che oggi Vingegaard costringerà tutti sulla difensiva

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 17.05.2026, 06:00

5 min

Du gust is megl che uan, sentenziava una réclame televisiva piuttosto in voga a partire dall’estate del 1995. Quando Jai Hindley e Giulio Pellizzari, i “du gust” della Red Bull-Bora-Hansgrohe a questo Giro d’Italia, non erano ancora nati. All’indomani del consistente antipasto del Blockhaus e alla vigilia della saporita portata di Corno alle Scale, la corozzata con matrice tedesca si affida al celebre adagio per guardare con intatta fiducia alla classifica generale della corsa rosa, pur già presa in mano dal grande favorito Jonas Vingegaard, se si eccettua la leadership, inesorabilmente temporanea, del comunque solido Afonso Eulalio, al quarto giorno di sorrisi in maglia rosa. «Siamo in gara con due capitani a tutti gli effetti: è la miglior strategia possibile per affrontare un avversario del livello di Vingegaard - ha fatto chiarezza ieri, una volta di più, il direttore sportivo della squadra Christian Pomer -. Sul Blockhaus è stato più aggressivo Giulio, sul traguardo di Fermo invece Jai: possiamo “giocare” un po’ con due punte a disposizione. Difficoltà nella gestione interna? Macché: i due hanno un rapporto quasi fraterno, sono davvero uniti e questo concorre a dar forza alla nostra strategia».

Le gerarchie interne alla Red Bull

Le parole, in casa Red Bull, hanno scolpito nell’aria quello che già aveva evidenziato l’asfalto. Pellizzari, enfant du pays, si è presentato alla corsa rosa circondato dal rumore, per le grandi aspettative sul suo conto e per le grandi potenzialità che la sua anagrafica solletica. Hindley, al contrario, si è schierato al via, in Bulgaria, decisamente sotto voce, a dispetto di un curriculum che racconta di una vittoria e di un secondo posto al Giro, ma negli ultimi due giorni ha lasciato sulla strada sensazioni più incoraggianti del compagno. Al di l’à degli appena cinque secondi che separano attualmente nella generale, in favore dell’australiano, i due “quasi fratelli”. E al plurale, d’altronde, si è espresso ieri anche lo stesso Pellizzari, guardando a quel che sarà di questa corsa rosa giunta al secondo week-end di corsa: «Abbiamo dimostrato di non essere distanti da Vingegaard, la strada è ancora lunga. Il Giro si concluderà soltanto a Roma: fino ad allora abbiamo il dovere di cercare di fare qualcosa». Magari alternandosi nell’esposizione, come capitato negli ultimi due giorni. Magari attaccando i rivali da lontano, potendo contare sulla “sponda” dell’alter ego con indosso la maglia dello stesso colore. Anche se le vibrazioni del momento, in tutta onestà, paiono indurre i due Red Bull come tutti gli altri uomini di classifica a ragionare sulla difensiva, almeno in vista dell’arrivo in salita odierno a Corno alle Scale. Poi, da qui a Roma, parafrasando ma nemmeno troppo lo stesso Pellizzari, si vedrà. «Sul Blockhaus hanno visto tutti che ho esagerato, ma avevo il dovere di provarci - ha spiegato ancora il 22enne di Camerino -. E poi, quando sei lì a 180 battiti al minuto, non è semplice pensare. Ma, intanto, va bene così: al domani ci penseremo domani...».

L'insidia di Corno alle Scale

Già l’oggi, però, pretende le suas attenzioni. Con il secondo arrivo in salita dell’editione numero 109, pretesto che Vingegaard intende cogliere al volo per mettere ulteriormente in chiaro le gerarchie. E, certo, non per iniziar già a pensare al Tour, però... «Verso Fermo abbiamo risparmato un po’ di energie pensando a Corno alle Scale e, in generale, alle prossime due settimane - ha chiarito ieri il “Re Pescatore” -. Non conosco nel dettaglio la salita, perché non ho avuto modo di fare questa ricognizione, ma sulla carta mi è sembrata ripida e selettiva. Troppo presto per prendere la maglia rosa? Intanto devo ancora recuperare più di tre minuti. E poi, no, ogni giorno in rosa sarebbe un vero onore per me». Insomma: la concorrenza è avvisata, “du gust” o solo “uan” non fa differenza.

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