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Volate bulgare: Magnier 100%

La Grande Partenza ha restituito un doppio volto: quello raggiante del francese e quello deluso di Milan

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 11.05.2026, 13:00

5 min

L ’altro Paul, come viene soprannominato in patria, si è preso la Grande Partenza del Giro d’Italia con percentuali... bulgare. Dall’urna di Sofia e dintorni, infatti, il nome di Paul Magnier è uscito con una maggioranza schiacciante: il 100%, addirittura. Il francese della Soudal Quick-Step ha vinto nella frazione inaugurale della corsa rosa e ha rivinto ieri: due su due, finora, allo sprint. Con quel largo sorriso ad accompagnarlo, una volta esaurito lo sforzo più brutale sul rettilineo, che si contrappone al volto corrucciato di Jonathan Milan. Ancora battuto e già in ritardo nella classifica per la maglia ciclamino, di cui è stato padrone nel 2023 e nel 2024. E non nel 2025 per il semplice fatto che aveva preferito sprintare al Tour anziché al Giro. L’ampio rettilineo di Sofia, in realtà, ha raccontato una storia differente rispetto alle anguste stradine di Burgas. A non cambiare, semmai, è stato l’epilogo. Con il transalpino, nato in Texas e lì cresciuto fino all’età di quattro anni, che ha aggiornato il tassametro a quota 28 successi in carriera. A ventidue anni e appena alla terza stagione “tra i grandi”: mica male. Capito, ora, perché al di là delle Alpi viene soprannominato l’altro Paul?

Francia al comando

Il movimento francese, d’altronde, vive un momento a dir poco florido, già nel presente e figurarsi in futuro, dato che questo Paul è del 2004 e l’altro è del 2006. Già, c’è il rischio di far confusione tra chi sia il “principale” e chi il “secondario”. Perché Paul Seixas, a 19 anni, ha già mostrato stille di “pogacarismo”, in attesa del confronto diretto con Tadej, a luglio, nel prossimo Tour de France. Ma anche Paul Magnier non scherza: con queste due affermazioni è entrato a tutti gli effetti nel gotha delle ruote veloci attuali, una ristretta cerchia che fino alla scorsa settimana comprendeva giusto Milan, Philipsen e Merlier, ma chi lo conosce bene giura che possa ricalcare le orme di fuoriclasse del passato come Tom Boonen anche nelle classiche di primavera. La formazione d’appartenenza, in fondo, è la medesima di “Tornado Tom”. E di tanti altri velocisti che hanno scritto la storia delle due ruote in epoca moderna: da Cavendish a Kittel. «Devo ammettere che mi sento davvero bene e che ho compreso di poter competere con i migliori al mondo: cercherò di godermi questo momento e di protrarlo il più a lungo possibile - ha raccontato, sornione, dopo due affermazioni in tre giorni -. Il tempismo sul rettilineo è stato fondamentale, ma il merito è stato di tutta la squadra: i compagni mi hanno messo nella posizione migliore. A dire il vero, però, non ero nemmeno così certo di aver vinto: ho festeggiato e poi ho pensato di non esserne sicuro...». Sicuro, davanti allo schermo in ammiraglia, invece, il suo direttore sportivo Davide Bramati: «Paul ha finalizzato un grande lavoro collettivo, sta facendo grandi cose e ha ancora grandi margini di miglioramento. Il prossimo obiettivo? Lo sprint di Napoli, naturalmente».

Attendendo Milan

Dove cercherà riscatto e, contestualmente, la prima affermazione in questa corsa rosa l’atteso Jonathan Milan. Che ieri ha accelerato prima di tutti, ha lottato come un pugile sul rettilineo finale, ha pure sbandato sull’insidioso porfido che anticipava il traguardo. Ma che si è dovuto accontentare della piazza d’onore. «Abbiamo migliorato gli automatismi con un bel lavoro di squadra, ma chiaramente il risultato non è stato quello auspicato - ha spiegato a caldo il “Toro di Buja” -. Ho anticipato troppo: pensavo che l’imbocco fosse più vicino al traguardo, volevo avere più velocità per superare per primo quel tratto di pavé e non farmi scavalcare. Forse avrei dovuto aspettare un attimo, invece mi sono fatto prendere dalla foga. Ma non è che mi demoralizzo: ora c’è il giorno di riposo e poi punto subito a rifarmi. A vincere e a divertirmi. Non è una scusante per le prime due volate, ma dopo questi tre giorni in gruppo sto anche cominciando a sentirmi meglio». La frazione di Cosenza, domani, potrebbe rivelarsi troppo dura per i velocisti puri. Ma già giovedì, a Napoli, come ben sa Bramati, ci sarà per tutte le ruote veloci un’altra golosa chance... 

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