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Roglic, addio sogni. Tiberi, che carattere  

Primoz soffre il forcing dei rivali e c’è il dubbio del ritiro. Il laziale parte male poi trova la forza di tornare ed è 7º
 

Daniele Tirinnanzi Daniele Tirinnanzi

Pubblicato il 26.05.2025, 06:00 (Aggiornato il 26.05.2025, 12:46)

5 min

Non è bastato il nome della bibita energetica che contribuisce – lautamente – a pagargli l'ingaggio per mettere le ali a Primoz Roglic, il vero sconfitto della frazione che ha concluso la seconda settimana di corsa al Giro d'Italia. Il Monte Grappa, le sue pendenze e l'ascesa non impossibile, ma comunque letale verso Dori hanno ubriacato lo sloveno dell Red Bull-Bora-hansgrohe, ora ai bordi di una top10 conservata solo grazie all'operazione di salvataggio orchestrata da Daniel Felipe Martinez e da un Giulio Pellizzari versione deluxe. Alla fine sono novanta i secondi ceduti dal 35enne di Trbovlje al leader della corsa Del Toro e agli altri uomini di rilievo nella generale, tradotti in una scivolata di ben cinque posizioni in una rincorsa alla maglia rosa ora distante 3'53”. Dopo aver prima sofferto il forcing e poi mancato l'attacco della Ineos Grenadiers di Egan Bernal sul Grappa, è stata l'azione della EF Education-EasyPost di Richard Carapaz verso Dori a tagliarlo fuori.
Nel finale, inoltre, è finito nel fuoco incrociato delle squadre degli altri uomini di classifica che nel gruppo della rosa si sono alternate a dettare il ritmo per infliggere il maggior distacco possibile a uno dei – se non il – grande favoriti alla vigilia del Giro d'Italia. «È in giornate così che si vedono i campioni, non solo quando c'è da alzare le braccia. Primoz non stava bene già dal mattino, ha trovato il suo limit» l'analisi del ds Red Bull Patxi Vila. «Il medico della squadra avrà l'ultima parola e valuterà se Primoz potrà ripartire» ha alzato il tiro Christian Pömer, altro membro dello staff tecnico della squadra.

Arrivano le salite

Da domani il Giro infatti ricomincerà con salite da capogiro: e se il giorno di riposo non rimettesse a posto tutti i pezzi del puzzle? «Vedremo se lasciare libertà a Pellizzari. La cosa positiva è che ha dimostrato di star bene. È giovane, corre in casa, è motivato» spiega Vila. Lui, il 21enne di San Severino Marche, non si scompone: «Era giusto aiutare il mio capitano, io devo solo stare tranquillo. Verrà anche il mio tempo». E dire che la strada verso Asiago sembrava aver scelto, già dopo una manciata di km, il nome da sacrificare agli dei della fatica. A 170 chilometri dal traguardo, lo strappo breve ma intenso di Ca' del Poggio aveva acuito i dolori che Antonio Tiberi si portava dietro dalla botta sul ciottolato bagnato di Gorizia del giorno prima.
La fuga che non se ne andava aumentava fisiologicamente la velocità media del gruppo della maglia rosa e rendeva sempre più difficile per Tiberi e la sua Bahrain-Victorious rientrare con i migliori. Il distacco ha toccato quasi i 90” ancor prima che il profilo del Monte Grappa apparisse all'orizzonte. Con la fuga giusta, infine, se n'è andato anche lo spavento. «In partenza la botta di sabato si è fatta sentire, facevo fatica a tenere la ruota del gruppo – ha raccontato Tiberi sui rulli a fine giornata -. La squadra ha fatto un grandissimo lavoro e una volta sul Grappa il fisico ha iniziato a reagire meglio. Ho stretto i denti, poi nel finale è stato importante anche Bilbao che si è staccato dalla fuga per tenere alto il ritmo e guadagnare su Roglic».  
La coppia Caruso-Tiberi guadagna una posizione in generale: siciliano e laziale entrano nell’ultimo giorno di riposo della corsa rosa rispettivamente al 6º e al 7º posto della generale. «I distacchi non sono grandissimi, ma la top 10 è piena di grandi corridori. La 3ª settimana sarà molto dura» la cautela del ds Bahrain Franco Pellizotti.
 

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