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Pogacar Quinto. Leggendario! 

Tadej all’attacco anche a Parigi, poi apre alla Vuelta: "Vediamo...". Nell’ultimo atto ennesima perla di Van der Poel che anticipa lo sprint 

Daniele Tirinnanzi Daniele Tirinnanzi

Pubblicato il 27.07.2026, 13:30

5 min

Completo giallo, casco giallo, Colnago Y1Rs Tour de France 2026 - speciale e celebrativa - gialla. Tutto giallo, tutto vero. Tadej Pogacar illumina una Parigi dalla luce pallida ma avvolgente nel giorno del suo quinto trionfo in Francia. Come i più grandi. Come MerckxAnquetilHinault e Indurain. Come i sovrani che quella terra ha imparato a conoscere nel corso della propria storia. E come l’imperatore sapeva tenersi a distanza per preservare il proprio prestigio, pure lo sloveno ha voluto far le cose in grande. L’ultimo in classifica dei 158 superstiti delle tre settimane iniziate in Catalogna e terminate sugli Champs Elysees, l’olandese Cees Bol, ha chiuso con un ritardo da sua maestà di sei ore, ventidue minuti e otto secondi. Quasi come aver percorso due tappe in più.

Finale spettacolare a Parigi: Van der Poel vince la tappa davanti a Philipsen

L’ultima fatica di questo Tour edizione numero 113 è la più breve (nemmeno 89 chilometri) e la più spettacolare, anche grazie alla contestata neutralizzazione dei tempi all’ingresso nel circuito finale. Dal cuore pulsante e brulicante di tifosi di Montmartre, Pogacar scappa una, due, tre volte. L’ultima volta s’invola con Mathieu Van der Poel, l’unico capace di oscurare la sua luce. I due giocano con il gruppo che li riprende sull’ultimo rettilineo. Lo sloveno si rialza prima dello sprint, l’olandese dell’Alpecin-Premier Tech no. Con un colpo di reni anticipa per una manciata di centimetri il compagno di squadra Jasper Philipsen e realizza un’impresa da cineteca prima di crollare a terra, annaspando per quell’aria che ha saputo fendere come un fulmine. «L’anno scorso ho visto questa tappa in tv, adesso è un sogno - la gioia del figlio e nipote d’arte -. E’ stata una battaglia monumentale, ho un rispetto enorme per Tadej. Pensavo saremmo stati ripresi, ma ho messo giù la testa e sono andato più forte che potevo. E’ una delle corse che volevo vincere nella mia carriera, la tappa di Parigi al Tour. Ce l’ho fatta».

 

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Pogacar nella storia del Tour de France: dominio e record dello sloveno

Anche Pogacar ce l’ha fatta, di nuovo. Resterà nella storia il suo dominio profondo, così come il pensiero neppure troppo velenoso che le sue cinque vittorie di tappa sarebbero potute essere molte di più tra gentili concessioni (Del Toro a Barcellona) e inseguimenti poco cannibaleschi (Evenepoel a Pleteau de Solaison e Carapaz sull’Alpe d’Huez bis). Resta il dibattito costante che lo accompagna, l’oscillare tra la meraviglia di cotanto strapotere e l’assuefazione a un ordine d’arrivo che spesso inizia a sorprendere dal secondo posto in giù. «Una giornata incredibile, un’atmosfera pazzesca - le parole di Pogacar -. Sono felice che il Tour sia finito e che io l’abbia vinto. Vincerlo per cinque volte è qualcosa che non scriveresti nemmeno su un libro di fiabe». Resta il rimpianto – un po’ forzato – di non aver visto fino in fondo l’ennesima sfida tra lo sloveno e Jonas Vingegaard: per la prima volta dal 2020 c’è un altro corridore che non sia Pogi o il danese in uno dei due gradini più alti del podio finale. «Con Evenepoel e Del Toro è un podio fantastico di grandi campioni. Mi spiace per Jonas e spero di rivederlo presto in gruppo. Ho dovuto soffrire, qua ci sono i più grandi».

Pogacar guarda alla Vuelta: resta il caso controlli antidoping al Tour

Di questo Tour resta ancora senza risposta la domanda che molti si fanno da quella notte in cui Pogacar e Vingegaard sono stati testati tra due tappe di montagna, inficiando sul loro riposo, ma soprattutto sull’idea che la corsa fosse al di sopra di ogni sospetto: quali sono i “seri e specifici sospetti” di pratica dopante che hanno portato il giudice del tribunale di Parigia dare semaforo verde ai controlli notturni dell’ITA, l’International Testing Agency? Ora, però, è il momento della festa. «Ho bisogno di un nuovo sogno - il sorriso dello sloveno prima del podio di premiazione -, ma ancora non so quale. Adesso mi godo quello che ho appena conquistato». Tra meno di un mese la Vuelta scatta dalla sua Montecarlo. Chiudere il cerchio con la maglia rossa e la Tripla Corona che Vingegaard ha saputo conquistare al Giro potrebbe essere proprio quello che cerca. Alberto II di Monaco ha svelato che lo sloveno gli ha garantito la presenza al via della corsa. «Vediamo, ma adesso godiamoci il momento», si chiude il discorso del re.

 

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