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"Pogacar in controllo. Colpito da Piganzoli!"

Robbie McEwen fa le carte al Tour de France e al movimento nostrano: "Pedersen favorito per la verde, presto rivedremo il miglior Milan"

Daniele GalassoDaniele Galasso

Pubblicato il 14.07.2026, 13:30

4 min

Robbie McEwen, il Tour de France è giunto al primo giorno di riposo: da qui in avanti, scontato attendersi un monologo di Pogacar o Vingegaard e gli altri potrebbero regalare delle sorprese? «L’impressione è che Pogacar, in questo momento, sia superiore a qualsiasi avversario. Pare essere in fiducia e avere tutto sotto controllo. Quindi, sì, voto per Tadej».

Da velocista, invece, che idea si è fatto della lotta per la maglia verde? «La classifica, secondo me, dipende più dal percorso che dall’interpretazione dei corridori: se dai agli sprinter puri abbastanza opportunità, allora la vinceranno loro. Finora la graduatoria è stata controllata da Pedersen perché è un corridore completo, da classiche, capace di resistere nelle frazioni mosse: l’inserimento di sempre più tappe da fuga depone a favore di un corridore versatile come il danese. Non è più veloce di Merlier, Kooij o Philipsen, ma può difendersi nelle volate di gruppo e conquistare punti diversamente».

Per esperienza personale, meglio puntare a ogni sprint intermedio o risparmiare energie per le vittorie di tappa? «La realtà è che, se vuoi essere davvero competitivo, devi fare tutto. Non puoi permetterti di fare troppi calcoli, perché i punti lasciati per strada sono difficili da riconquistare».

Tour de France, McEwen su Milan e sulla tappa di Parigi

All’appello, a proposito di velocisti, manca la maglia verde dello scorso anno: è d’accordo con chi vede una flessione nelle prestazioni dell’azzurro Milan? «La gente dà per scontato che sia facile presentarsi alle gare importanti al 100% della forma. Al Giro, per esempio, ho avuto l’impressione che non fosse così brillante. Ha trovato di fronte Magnier invece al top e credo abbia anche patito qualche momento di nervosismo in cui ha cercato di forzare troppo le cose. Ma, solo perché domini una stagione, non significa che le dominerai tutte in futuro. Sì, quest’anno non è sembrato lo stesso del 2025. Ma nella seconda metà della stagione potremmo rivederlo al massimo».

Qual è la tappa che attende con più impazienza nelle prossime due settimane di Grande Boucle? «Da ex sprinter non posso che rispondere Parigi. Che sarà leggermente diversa dall’anno scorso: si passerà sempre da Montmartre, certo, ma il traguardo questa volta è più distante dallo scollinamento, il che darà la possibilità ai velocisti di tener duro e rientrare. Ma quest’anno vorrei godermela con condizioni di asciutto...».

Ciclismo italiano, McEwen: «Piganzoli mi ha davvero impressionato»

In carriera ha battagliato con Cipollini e Petacchi, in un’epoca segnata dai successi di Bettini, Simoni e Basso: perché negli ultimi anni il ciclismo italiano ha faticato così tanto a produrre campioni? «Penso manchino le opportunità per arrivare ad alto livello, dato che non ci sono più squadre italiane World Tour, mentre un tempo c’erano Saeco, Fassa Bortolo, Liquigas, Lampre. Grandi formazioni a cui i corridori italiani potevano aspirare, a differenza di oggi. E questo è un vero peccato...».

Al contempo, però, con i vari Pellizzari e Piganzoli, e alle spalle i giovanissimi Finn e Donati, c’è una generazione che promette molto bene: c’è un italiano in rampa di lancio che l’ha impressionata negli ultimi mesi? «Devo riconoscere che Piganzoli mi ha davvero impressionato, da quando è entrato a far parte di Visma-Lease a Bike. Lo abbiamo visto spesso: i corridori che entrano a far parte delle “vespe” seguono il loro intero programma scientifico e riescono a raggiungere un livello migliore. Si è integrato rapidamente: quello che ha fatto nel corso del Giro è davvero impressionante».

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