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Milan graffia: sipario azzurro

La frazione conclusiva di Roma vede finalmente esultare il velocista friulano: settimo sigillo

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 01.06.2026, 13:30

5 min

Milan in Rome. Si chiude con sonorità anglofone l’edizione del Giro d’Italia, per certi versi, meno italiana di sempre. Al saldo della rivelazione Piganzoli (8°) e dell’highlander Caruso (9°), infatti, il movimento azzurro non ha prodotto alcun esponente nelle prime sette posizioni della classifica generale, e questo non era mai successo nelle precedenti 108 volte. Mica un dettaglio. Come dopo un buon dessert a fine pasto, però, la bocca schiocca compiaciuta per il sorriso azzurro arrivato un attimo prima dei titoli di coda sulle tre settimane rosa. Milan in Rome, appunto: Jonathan Milan è infine riuscito, pedalando forsennatamente tra Colosseo e Circo Massimo, a lasciare il proprio graffio. Una regola più che un’eccezione: settima affermazione in quattro partecipazioni ai Grandi Giri, in cui non ha mai salutato senza un acuto almeno. Questa, anzi, è la prima volta in cui il Toro di Buja non riesce ad assicurarsi la classifica a punti, causa legittimo dominio del transalpino Paul Magnier, dopo la ciclamino del 2023 e del 2024 e la verde al Tour del 2025. E per l’Italia fanno quattro vittorie di tappa, dopo i guizzi di Ballerini, Ganna e Bettiol.

Jonathan Milan conquista Roma

All’ultima occasione utile, il 25enne della Lidl-Trek - un secondo e un quarto posto in Bulgaria, un inopinato scivolone a Napoli e un notevole podio dopo il muro di Pieve di Soligo - ha finalmente sollevato le braccia al cielo. Al termine di una volata - finalmente, di nuovo - lineare, senza cadute o strettoie o imprevisti, in cui ha potuto scaricare sui pedali tutta la potenza di cui è capace, nonostante si sia dovuto “arrangiare” alla ruota del rivale Groenewegen nelle ultime centinaia di metri. «Una vittoria decisamente sofferta - l’esultanza dopo aver varcato davanti a tutti il traguardo di Roma -. Siamo stati bravi a credere sempre e comunque in noi stessi, nonostante i risultati non stessero arrivando. Devo ringraziare i miei compagni di squadra: non è stato semplice restare sempre lì, a lottare, visto che l’acuto era mancato troppe volte. Sono contento anche e soprattutto per loro». Milan ha così arricchito un palmares che, compiuto un quarto di secolo appena nello scorso ottobre, lo vede già a quota 32 vittorie su strada, bottino decisamente arricchito dai successi in pista, a partire da un oro olimpico a Tokyo 2020 e da un oro iridato con tanto di record del mondo nell’inseguimento individuale del 2024.

Le dichiarazioni di Milan

«Questa è una giornata speciale almeno quanto la precedente, quando passando vicino a casa ho trovato davvero tanto affetto e tanta gente ad attendermi in strada per incitarmi - ha raccontato il velocista azzurro, in riferimento al transito del Giro da Buja nella giornata di sabato -. Di testa non è stato facile restare sul pezzo, è vero, ma la squadra intorno a me si è rivelata davvero importante anche fuori dalla corsa, non solo durante le tappe. E poi l’arrivo di Roma era di quelli che piacciono a me: sì, questa è stata finalmente una volata alla Milan!». Nonostante qualche brivido nel finale, va detto, quando la mente dei velocisti è tornata indietro di una settimana, allo sprint di Milano, talmente scontato da non andare infine in scena, con il braccio di ferro conclusivo vinto dai fuggitivi, tra i quali aveva trovato il colpo di pedale vincente il norvegese Dversnes. «Quando Ganna ha attaccato, a proposito del lavoro dei miei compagni, Sobrero si è subito attaccato a lui ed è stato fondamentale averlo lì davanti - ha dettagliato Milan -. Il lavoro di squadra è stato davvero perfetto: vincere a Roma è qualcosa di bellissimo e lo è ancora di più dopo tre settimane trascorse a inseguire questa gioia». Degno spettacolo pirotecnico prima del sipario. Adieu: tra poco più di un mese sarà già tempo di Tour.

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