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"Pellizzari? Lo show è finito"

In lotta per il podio, Giulio in Svizzera crolla e paga 18’. Il ds Pomer: "Speravamo stesse bene, c’è delusione"

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 27.05.2026, 13:30

5 min

Altalena azzurra a Carì, su pendenze elvetiche dalle sentenze lapalissiane, con Jonas Vingegaard ancora primo e sempre più primo. Lì davanti è tutto immobile, anche se il danese mulina le gambe eccome: i quattro arrivi in salita finora l’hanno tutti visto vincitore e, per giunta, hanno sempre promosso Felix Gall al vertice del resto del mondo, dunque in seconda posizione. A muoversi, semmai, sono le posizioni di rincalzo, per quanto nobili. Con i big italiani ad assicurare energia cinetica alla top ten del Giro 109: Davide Piganzoli sempre più su, Giulio Pellizzari sempre più giù. Un trend scolpito dalla diapositiva di ieri sul traguardo: il 23enne della Visma è arrivato a pugni al cielo e sorriso spianato, il 22enne della Red Bull a testa bassa e morale acciaccato. Doveroso, però, quando si parla di loro, porre l’accento sulla carta d’identità: il potenziale di entrambi è ancora da esplorare, il giudizio quantomai parziale. Anche e soprattutto quello nei confronti di Pellizzari, che alla corsa rosa si era presentato persino come alternativa al dominio preventivato di Vingegaard. E chissà che il carico di soffocanti aspettative non abbia inciso sul suo rendimento.

"La sua commedia finisce qui"

Di certo ha inciso e, chissà, forse sta ancora incidendo il virus che l’ha condizionato e debilitato dopo una prima settimana di corsa piuttosto brillante, come il resto della stagione fin qui, per altro. Un punto di domanda a cui, dopo la precoce crisi di ieri, quando si è lasciato sfilare a una dozzina di chilometri dal traguardo, accumulando infine ben 18’ di ritardo, anche in casa Red Bull non sono ancora in grado di garantir risposta. «Giulio ha avuto dei problemi nel corso del Giro, ma speravamo fossero risolti: la sua commedia finisce qui - l’amara constatazione da parte del direttore sportivo Christian Pomer -. Siamo rimasti sorpresi sia noi che lui, pareva in ripresa dopo i giorni più difficili: ora dovremo capire esattamente che cosa è successo. A un certo punto siamo stati noi ad alzare il ritmo per provare a mettere in difficoltà Gall e Arensman, ma Pellizzari per primo ci ha comunicato via radio di non avere gambe e di concentrarci su Hindley. Peccato: avevamo sognato un doppio podio e magari, con due punte, anche di mettere in difficoltà la Visma». Un progetto deragliato definitivamente ieri, quando il marchigiano ha alzato bandiera bianca e, contestualmente, rinunciato alla lotta per l’altrettanto bianca casacca, uscendo decisamente di classifica.

"Le gambe sono queste..."

«Non mi resta che sperare di recuperare per le prossime tappe, così da aiutare Hindley a centrare il podio di Roma - le poche parole del Duca di Camerino dopo il traguardo -. Non so se questi problemi siano dovuti alla malattia dei giorni scorsi, in realtà mi sentivo meglio. Una vittoria di tappa da qui alla fine? Difficile, se le gambe sono queste...». Sensazioni diametralmente opposte a quelle del quasi coetaneo e certamente amico Piganzoli, tappa dopo tappa sempre più “costretto” a rendersi conto delle sue qualità, esaltate dal passaggio da una formazione Professional al perfezionismo che contraddistingue una corazzata come la Visma-Lease a Bike. Il valtellinese, ieri sesto, è salito all’ottavo posto nella generale e ora incalza il portoghese Afonso Eulalio in quella graduatoria per la maglia bianca che davvero potrebbe vederlo arrivare a Roma da vincitore. Con il benestare di capitan Vingegaard, naturalmente: «Da qui alla fine del Giro mi piacerebbe vincere ancora, ma allo stesso tempo mi piacerebbe veder trionfare in una tappa anche Kuss o Piganzoli - le parole di ieri del danese -. Davide sta facendo benissimo ed è anche in lotta per la maglia bianca: finora ha fatto tanto per me e, se ci fosse la possibilità di aiutarlo, lo farei volentieri». Qualcosa più di una semplice pacca sulla spalla.

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