
Pugni, lacrime, moto: Milano è di Dversnes
Il vincitore: "Sì, c’erano 4 moto molto potenti... in fuga". Maestri, beffato e commosso: "Ho fallito"
In una tappa facile come bere un bicchier d’acqua, chissà se davvero meritevole del lussuoso palcoscenico di una domenica in pieno Giro, alle bollicine ci pensano i corridori. A colpi di pedale e di parole. A pugni stretti. Come quelli, tesi al cielo di Milano, del vichingo Fredrik Dversnes Lavik, quarto incomodo di una fuga con tre italiani, ovvero Martin Marcellusi e i compagni di squadra Mattia Bais e Mirco Maestri. Una fuga che va a compimento con gran sorpresa di tutti, lungo il tavolo da biliardo apparecchiato da Voghera a Milano: i quattro scattano pronti-via e sprintano infine per il successo, con i grandi sprinter e le loro supposte grandi squadre costrette alla volata per il quinto posto, buono giusto a Paul Magnier per riappropriarsi (momentaneamente...) della maglia ciclamino. Tutt’intorno, però, impazza la polemica.
Lo sfogo di Teutenberg
«Chi segue questo sport sa che quanto accaduto è una barezlletta: gli organizzatori hanno voluto mostrare quanto le macchine e le moto possano influenzare una corsa», il duro affondo di Tim Torn Teutenberg, compagno di squadra di uno dei grandi delusi di giornata, cioé Jonathan Milan. «Sono un po’ senza parole, le moto ci hanno portata via una grande chance - ha rincarato la dose Max Walscheid, altro vagone della Lidl-Trek -. È incredibile, ma basta osservare i numeri sul display per capire». Parole spazzate via da Dversnes con l’arma del sarcasmo: «Sì, in effetti c’erano quattro motociclette molto potenti... nella fuga».
La fuga di Dversnes Lavik
Una fuga a cui nessuno scommettitore avrebbe dato un euro. E che alla fine, invece, ha messo in palio la vittoria più importante della carriera per qualunque dei meritevoli battistrada. Ne ha approfittato il norvegese della Uno-X, uno che sulle strade italiche si trova particolarmente a proprio agio, dato che - tra le 7 vittorie accumulate in 29 anni di vita - a spiccare sono soprattutto la tappa nel 2025 alla Tirreno-Adriatico e quella di ieri al Giro d’Italia. L’occasione di una vita, dunque. L’occasione di sempre. Quella che, in casa Polti VisitMalta, hanno avuto il merito di confezionare Bais e Maestri, sul rettilineo finale rispettivamente l’apripista e lo sprinter designato.
Le parole di Maestri
Secondo, come già una volta lo scorso anno, alla sua nona partecipazione sulle strade della corsa rosa. «La squadra mi ha messo in condizione di vincere, ce l’abbiamo messa tutta, ma sento di aver fallito - la struggente intervista rilasciata da Maestri, tra lacrime e singhiozzi, subito dopo il traguardo -. Quando i compagni lavorano così per te e sbagli è ancor più pesante. Sentivo che potesse essere la giornata buona, siamo andati d’accordo fino alla fine consapevoli di dover aspettare l’arrivo per giocarcela. Forse potevo partire appena un po’ più lungo, chissà. Ma diventerò ape e vincere una tappa anch’io, prima o poi...».
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