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Vingegaard veste blu e vede rosa

Da leader dei Gpm, però, nella crono non potrà indossare il suo body: “Ma sono nella situazione che avrei voluto. E che bravo Piganzoli…"

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 18.05.2026, 06:15

5 min

Una rosa blu sulla pelle tua, una rosa blu sulla pelle mia. D’accordo: la sensazione è che Jonas Vingegaard finora sia andato al piccolo trotto (senza che questo gli abbia impedito di vincere entrambi gli arrivi in salita affrontati, per altro...), ma non al punto da canticchiare, con il fiato corto, sui tornanti in salita. E, poi, i successi di Michele Zarrillo passati in radio in Danimarca? Mah, improbabile. Il rosa e il blu, però, sono indubbiamente i colori del Giro di Vingegaard. Che la maglia di leader della generale l’ha messa nel mirino fin dall’inverno, con l’obiettivo di completare la Tripla Corona dopo i successi al Tour e alla Vuelta (e pure prima del rivale Tadej Pogacar, a dirla tutta). Che la maglia di leader degli scalatori l’ha invece già vestita accidentalmente e nemmeno così volentieri, a dirla tutta. Galeotta proprio la cronometro di 42 chilometri che domani, alla ripresa dopo l’odierno giorno di riposo, potrebbe consegnargli il simbolo del primato. Il primo posto nella graduatoria dei Gpm, infatti, costringerà il “Re Pescatore” a vestire il completo blu nella prova contro il tempo, a discapito del tradizionale body della Team Visma | Lease a Bike che presenta accorgimenti utili a limare qualche centesimo qua e qualche centesimo là. «Uno svantaggio avere la maglia di miglior scalatore? Non lo so, lo scopriremo alla fine della cronometro... - ha nicchiato ieri il danese di fronte a precisa domanda -. L’obiettivo, in ogni caso, resta la maglia rosa: non la indosso, ma sono nella situazione in cui avrei voluto essere a questo punto della corsa».

Vingegaard davanti a tutti nella corsa rosa

E, cioè, davanti a tutti i principali contendenti per il bottino grosso. Simon Yates e Santiago Buitrago sono incappati in cadute definitive prima ancora di pedalare sulle strade italiane, Egan Bernal è rimbalzato alla prima asperità, l’agguerrito tandem Jai Hindley-Giulio Pellizzari ha patito la seconda. Il rivale al momento più credibile, allora, è il coraggioso austriaco Felix Gall, che ieri non ha tremato di fronte alla possibilità di “fare la corsa” e di tentare l’allungo nel finale. Il capitano della Decathlon AG2R La Mondiale Team, in ogni caso, alla vigilia della prova contro il tempo che strizza ineluttabilmente l’occhio a Vinge, è attardato di 35”. «Pochi? Macché, è un buon margine - assicura lo stesso danese -. Sono contento di quanto costruito finora: ora voglio fare una bella crono, ma prima ancora un bel giorno di riposo». Sulla scorta di un bis sulle montagne certo non sorprendente, a Corno alle Scale, ma comunque importante per mettere l’uno affianco all’altro i tasselli del grande mosaico: vincere il Giro e, subito dopo, mettere le mani anche sul Tour.

I numeri di Vingegaard tra Giro e Tour

Un successo, per altro, valso la cifra tonda in carriera: cinquanta vittorie, compresi tre Grandi Giri (due Tour e una Vuelta) e undici successi di tappa nei Grandi Giri (due in Italia, quattro in Francia e cinque in Spagna). «A dire il vero non abbiamo cercato più di tanto il successo, è stata la Decathlon a condurre la corsa - l’ammissione di Vingegaard -. Però è sempre bello vincere, anche e soprattutto per i miei compagni che lavorano alla grande ogni giorno. E sono felice per Davide Piganzoli, che è arrivato terzo: è davvero un bravo ragazzo». Per il danese quella a Corno alle Scale è stata anche l’ottava affermazione del 2026: nella graduatoria dei plurivincitori lo precede soltanto il “solito” Pogacar, a quota nove, seguono Remco Evenepoel e Paul Seixas a sette, quindi un tocco d’azzurro con Jonathan Milan a sei. Il leader della Visma ha già raccolto due tappe e la classifica della Parigi-Nizza, quindi due tappe e la classifica del Giro di Catalunya. Due frazioni se l’è già messe in tasca anche al Giro, dove la generale pare gli spetti quasi per diritto. Più difficile, semmai, che il conto delle tappe faccia il pari con le precedenti corse e si fermi già qui. «Il Giro è un sogno, sarebbe il vero completamento della mia carriera». Ecco.

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