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Pellizzari: “Ho buone gambe”

La seconda tappa in Bulgaria ha fatto emergere il duello tra il giovane italiano con il danese Vingegaard

Diego De PontiDiego De Ponti

Pubblicato il 10.05.2026, 06:00

5 min

Subito scintille. Il Giro d’Italia attraversa la Bulgaria prima di sbarcare in Italia, ma la seconda tappa, terminata a Veliko Tarnovo, ha detto già molto sulle tappe che verranno. La maxi caduta a 198 chilometri ha scompaginato un po’ i piani, però nella salita finale è emerso quello che può essere il tema conduttore delle prossime settimane. Jonas Vingegaard ha mostrato quello che può fare, nonostante la vittoria alla fine sia andata all’uruguaiano Guillermo Thomas Silva. Ma un altro spunto importante è che nella salita finale Giulio Pellizzari è sempre rimasto a contatto con il danese. Il 22eene ha dimostrato di avere la forza per tenere testa ad un rivale tanto pericoloso. Prima della caduta il gruppo aveva controllato il ritmo e non aveva assunto rischi, la scivolata di massa è arrivata proprio quando incominciava a salire l’andatura per andarsi a giocare tutto negli ultimi 20 km. La caduta ha scompaginato le carte e quando il gruppo ha ripreso la sua corsa, Vingeggard ha lanciato un messaggio alla carovana. Un primo strappo ha tagliato fuori la maggior parte dei colleghi, poi un 2º strappo ha ridotto a tre i fuggitivi. Con il danese, Van Eetvelt e Pellizzari. Per una decina di chilometri i tre si sono alternati a fare l’andatura, poi hanno calato e il gruppo è tornato sotto.

L'analisi di Contador

Si conferma l’analisi di Alberto Contador: «Giulio potrà essere pericoloso, dipende dalle decisioni che prenderà sul momento. Ma anche mettersi sulla ruota del danese con l’obiettivo di conquistare il podio, alla sua età, sarebbe una strategia interessante». Il concetto chiave del pensiero del grande campione spagnolo è quello delle decisioni giuste sul momento. Ieri Pellizzari ha scelto di non insistere nel finale e nel dopo corsa è apparso un po’ rammaricato: «La gamba era buona, me la potevo giocare, ma ormai è andata. Le salite vere devono ancora arrivare, devo mantenere i piedi per terra. Ora cerchiamo di fare il massimo, la gamba è buona. La maxi caduta? Il ciclismo sta cambiando, nessuno tocca i freni, qualcuno cade, bisogna sempre stare attenti. Il Blockhaus sarà la prima vera tappa di montagna, ma manca ancora molto».

Pellizzari punta Nibali

S’intravede in questa dichiarazione il dubbio giovanile di aver sprecato una buona occasione. Ma l’indecisione è stata di entrambi: forse il campione e il giovane italiano hanno avuto paura di mettere tutte le carte in tavola così presto. Vingegaard ha pensato che bastasse aver lanciato un segnale al gruppo e che non ci fosse bisogno di caricarsi dell’onere di indossare la maglia rosa dalla seconda tappa. Pellizzari forse ha temuto di bruciarsi in un contesto che sarebbe pesato nelle tappe successive. Magari non era preparato all’idea di sostenere alla 2ª tappa un confronto di tale portata. Saranno le montagne a dire la verità su questo duello. Il danese non le teme e ha dalla sua anche una crono di 40 chilometri da amministrare. La sua forza è la continuità e l’esperienza. Pellizzari deve puntare sulle gambe buone e la prossima volta provare ad essere un poco più sconsiderato. A 22 anni è giovane, ma è altrettanto vero che manca un successo italiano dal 2016 con Vincenzo Nibali. Le pressioni sono fuori luogo, ma le speranze sono tante.

95 anni dopo

Oggi sarà una giornata particolare per il Giro perché la maglia rosa compie 95 anni. La prima fu assegnata il 10 maggio del 1931. La tappa era la Milano-Mantova e se l’aggiudicò Learco Guerra. Dopo 95 anni il panorama del ciclismo è cambiato. Allora era autarchico e dominato da italiani, francesi e belgi, oggi è internazionale e iper evoluto. Eppure la magia è sempre la stessa e basta che si affacci sulla ribalta un italiano per destare grandi speranze. Sarebbe un colpo da maestri se Pellizzari si prendesse oggi la maglia rosa.

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