© Agenzia Aldo Liverani Sas

Pellizzari formato Nibali

Altro che difesa, Giulio attacca: domina l’ultima tappa e fa sua la corsa. «Lo scopo era migliorare in salita in funzione Giro: missione compiuta»

Alessandro BrambillaAlessandro Brambilla

Pubblicato il 25.04.2026, 13:15

5 min

 Da Vincenzo Nibali a Giulio Pellizzari. Tredici anni dopo l’Italia torna a festeggiare la vittoria al Tour of the Alps. Ebbene sì, lo scalatore ideale per affrontare l’imminente Giro d’Italia con ambizioni importanti ora c’è. Ieri l’azzurro della Red Bull-Bora si è regalato la giornata perfetta: vittoria di tappa e successo in classifica generale nella corsa italo-austriaca. Pellizzari, 22 anni, ha preso il via nella temuta ultima tappa Trento-Bolzano in maglia verde da leader in classifica con soli 4” su Bernal e Arensman. Un margine impossibile da gestire con una condotta attendistica. Servivano forza, coraggio e istinto da killer, che Giulio ha sfoderato con stile da fuoriclasse sull’ultima scalata. Ha vinto la tappa in solitudine distanziando di 30” Bernal, Storer e Arensman.

Pellizzari, il resoconto della gara

I protagonisti hanno affrontato con ferocia l’ultimo atto del “the Alps” pedalando nei primi 60 minuti a 45,3 di media malgrado i dislivelli. Tom Pidcock si è lanciato all’attacco con l’ex pattinatore Jasch, Kepplinger, Oomen, Mackelar, Rodriguez, Bouwman, Rojas, Marton Dina, Mattia Bais, Garibbo e Donovan. Al primo dei due assalti al terribile colle di Montoppio l’irrequieto Pidcock (alla caccia della condizione migliore per la “Liegi”) ha accelerato e l’unico a resistergli è stato il sudamericano Rodriguez. Tranne Dina, tutti gli altri sono stati ripresi dal gruppo. È la fase in cui argutamente Pellizzari è rimasto nel treno della Jayco-AlUla, squadra dell’ambizioso O’Connor. Lo show di Pidcock e Rodriguez si è esaurito all’inizio della seconda scalata a Montoppio. L’organizzazione ha piazzato il traguardo volante con abbuoni a metà dell’ultima scalata, a Cologna di Sopra. A 2 km dal “tv” Pellizzari è uscito con decisione dalla scia del fido scudiero Aleotti, avvantaggiandosi. Bernal e Arensman hanno il merito di aver reagito con vigore senza però agganciare Giulio. Il marchigiano della Red Bull ha inarcato le spalle e con stile si è aggiudicato i 6” di abbuono contro i 4” di Bernal e i 2” di Arensman. Al culmine di Montoppio l’azzurro ha staccato di 14” Arensman, Bernal e Storer. In discesa e pianura Giulio ha compiuto un’altra impresa degna di nota: il suo vantaggio sugli immediati inseguitori è più che raddoppiato. Significa che Giulio ha affrontato la discesa con enorme lucidità.

Pellizzari: "Qualche rischio me lo sono preso"

«Qualche rischio me lo sono preso - ha ammesso -. Il mio ds mi ha detto di non rischiare ed è stata la fase in cui ho un leggermente sbagliato due traiettorie. Così ho preferito proseguire a radio spenta». La vittoria è nata nella riunione mattutina. «Ho detto ai miei compagni che non mi andava bene correre per conquistare gli abbuoni, volevo vincere per distacco e ci sono riuscito. La Red Bull Bora Hansgrohe è stata eccezionale. Aleotti in numerose occasioni ha dimostrato grandi qualità. Sul ripido Montoppio mi ha pilotato magnificamente, è un apripista perfetto. La squadra ha lavorato tanto per me, mi sentivo in dovere di regalare ad ogni costo la vittoria nel the Alp s ».

"Scopo era migliorare sulle salite lunghe"

L’anno scorso Giulio ha trionfato in una tappa alla Vuelta a Espana. Fin dalle categorie giovanili ha ottenuto vittorie in virtù delle doti da scalatore. Mai però gli era capitato di vincere una corsa a tappe. Il “Duca di Camerino” (soprannome gradito) col “ the Alps” toglie lo zero dalla casella alla vigilia del Giro d’Italia. «Nelle prime tappe ho faticato. Lo scopo era migliorare sulle salite lunghe in funzione del Giro. Missione compiuta». Giulio chiude con 2 successi di tappa, la vittoria in classifica generale e quella dei giovani. Ora andrà sei giorni in Val Senales a rifinire in altura la preparazione per il Giro accompagnato dal coequipier Gianni Moscon.  

 

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